venerdì 19 ottobre 2012

Il taccuino di Mario: appunti n°3


1- Cassano non ha ricevuto la non convocazione in nazionale. Neanche io.


2 - De Rossi escluso da Zeman, in nazionale segna due gol. Osvaldo escluso da Zeman, in nazionale segna un gol. Profumo d'azzurro per Perrotta.

3 - Felix Baumgartner compie l'impresa di lanciarsi da 39.000 metri, infrangere il muro del suono. RedBull ti toglie le ali.

4- Balotelli: "Sarò un buon padre". Se arriva a sei anni con quei due genitori, lo faccio anch'io un figlio.

5 - Kjiaer: "Se la Roma vuole sono sempre pronto a tornare". Simon, mangia tranquillo. 

6 - Juve-Napoli, prevista invasione di napoletani nelle strade di Torino. Sono i cassaintegrati FIAT.

7 - Allegri non ha paura di perdere il posto. Nessuno prenderebbe mai il suo posto.


Mario Savina


Nota aggiuntiva del redattore:

(I 3 punti che mancano ai canonici 10 rappresentano, in una visione filosofica da pippa mentale,  la mancanza del campionato, in una settimana sportiva che, in assenza del suo principale attore, perde il proprio significato biblico. La nazionale guadagna il palcoscenico ma in realtà è solamente un contorno alle beghe delle Seria A. Senza campionato anche uno sconosciuto come Felix Baumgartner riceve un po' d'attenzione. In una domenica calcistica normale, il record di infrangere la velocità del suono sarebbe stato oscurato dall'effetto di una "maledetta" di Pirlo, dalle cadute libere del Milan di Allegri e dai calcoli astronomici di differenze reti in testa alla classifica...Per fortuna le particelle delle Serie A torneranno a scontrarsi a breve....)  

sabato 13 ottobre 2012

Il Manifesto



Il paesaggio sembrava un po' diverso dal nostro. In sequenze di palazzoni tutti uguali vivevano uomini che passavano il tempo davanti alla TV.

In TV si guardava il calcio.

Nel paese della Caffettiera le mogli preparavano i caffè ai mariti davanti alla TV; qualcuno lo zuccherava, qualcuno lo borghettava, altri lo assumevano amaro per prepararsi alle emozioni pomeridiane come fosse un vaccino.
I figli delle donne con la caffettiera e degli uomini davanti alla TV giocavano a calcio nel parcheggio sotto il palazzone che confinava col centro commerciale.


Erano divisi in due squadre:
I sotto, quelli che abitavano dal primo al tredicesimo piano, bravi nel gioco a terra, tecnici, intelligenti e poco muscolosi a causa dei pochi piani di scale che affrontavano quotidianamente.
I sopra, dal quattordicesimo al ventiseiesimo piano, sprovvisti di ascensore. Tosti, massicci, forti nel gioco aereo. Tanto cuore e poco piede.
La leggenda vuole che i sopra siano gli inventori del catenaccio, dal nome della particolare chiusura che adottavano per le finestre per non essere derubati dai paracadutisti della zona.

Chi non era in grado di giocare tifava.

I tifosi dei sotto erano soliti seguire la partita dal giardino, con sciarpe colorate dedicate ai loro calciatori più rappresentativi, e inneggiavano alle loro gesta con cori polifonici molto ben armonizzati, aiutati da qualche bicchiere di vino. I supporters dei sopra, invece, preferivano partecipare denudandosi dall'ombelico in su, sostenendo i loro idoli dal terrazzo con rullanti, tamburi e altri strumenti da banda balcanica, ebbri di birra.

Nel parcheggio del palazzo del paese della Caffettiera le partite scorrevano, le gambe correvano, le ginocchia si sbucciavano e i nostri sbocciavano, facendosi ometti. Arrivarono i primi forfait per motorini, ragazze o eccesso di pippe prepartita. Qualcuno fumava, qualcuno passava ai computer e alla Gamestation, mentre qualcun altro addirittura leggeva.
Nell'ala sinistra del grande palazzone della Caffettiera, detta il manico, il giovane Carlo si appassionava a Stefano Benni, alla “Compagnia dei Celestini” e alla pallastrada.


Quanta differenza c'era tra il calcio del parcheggio e quello dei loro genitori in TV?

Carlo fece amicizia con altri coetanei appassionati, che venivano dal paese della Lavastoviglie e della Domenica a pranzo.

Parlarono, agitarono, animarono; e scrissero.

Appunti un po' illuminati un po' confusi su quello che sarebbe dovuto essere, sul presagio di un terremoto che avrebbe portato l'intero arcipelago dei paesi Chiusi in casa a cambiare le cose.
Appunti scritti sul retro dell'album delle figurine.

Tutti insieme, dai catenacciari del diciottesimo piano agli smilzi del quinto, dai fabbri della squadra di sopra agli impiegati della sotto, pregustavano il tempo della rivoluzione del calcio, in cui i poveri, i dimenticati, i bambini avrebbero preso a pallonate i padroni del palazzo e le loro tv.
Proprio per questo, dal primo all'ultimo piano, dal paese della Domenica a pranzo al paese della Lavastoviglie, pennarello in mano si riunirono nello scantinato del palazzo della Caffettiera, e stesero per filo e per segno la nuova grammatica del calcio.
Sarebbe stata pubblicata in inglese, francese, tedesco, italiano, fiammingo e danese.

"Come lo chiamiamo Carlo, il poster del calcio?"
"Meglio il manifesto della partita comunista!"

Punto 1 - Il Calcio è divertimento. 

Punto 2 - Il Calcio è un gioco della gente per la gente.

Punto 3 - Davanti ad un pallone tutte le persone sono uguali.


Punto 4 - Il gol è l’estasi del Calcio.


Punto 5 - Il gol del Portiere vale doppio.


Punto 6 - L’esultanza dopo un gol non ha una durata specifica. Il tutto è a scapito del marcatore.


Punto 7 - Dopo il gol si possono mostrare magliette e scritte, purché non siano offensive nei confronti di terzi.
Punto 7 comma 1 – Scritte offensive è diverso da “sberleffi”.


Punto 8 - Sono aboliti tutti gli sponsor sulle maglie da gioco e a bordo campo.


Punto 9 - Il Calcio può essere giocato in qualsiasi luogo: prato, marciapiede, spiaggia, cortile camera da letto e stadio.


Punto 10 - Il 10 è proprietà esclusiva di Diego Armando Maradona, rivoluzionario del Calcio, quindi non esiste un punto con questo numero.


Punto 11 - Ogni sasso, roccia, zaino, bottiglia, albero può formare i pali della porta.

Punto 11 comma 1 - Nel caso non ci fossero oggetti disponibili per limitare la porta (ad esempio con porta posizionata in mare) si può giocare anche con distanze immaginarie, precedentemente accordate dalle diversi parti in gioco.
Punto 11 comma 2 - Nei casi descritti al Punto 11 comma 1, per evitare ogni dubbio, si consiglia vivamente la distanza di quattro ampi passi per delimitare i pali e un salto con braccio teso per delimitare la traversa.


Punto 12 - Ogni sasso, bottiglia, pigna o cartone ha il diritto di essere calciato.


Punto 13 – Il risultato di pareggio non è abolito per pura praticità, ma è fortemente ripudiato.

Punto 13 comma 1 – Fanno eccezione le partite con più di tre gol per squadra ed occasionalmente le partite a reti inviolate, ma con annessa sagra di pali e traverse.

Punto 14 - E’ abolita la figura dell’arbitro. I giocatori delle due squadre prendono le decisioni di comune accordo.


Punto 15 – Sono interdetti dallo svolgere il ruolo di presidente di un club tutti i petrolieri, politici, usurai, sfruttatori, direttori d’azienda, monopolisti, banchieri, monarchi, proprietari di televisioni, affaristi, ladri di stato e il clero.

Punto 15 comma 2 - Della categoria dei ladri di stato non fanno parte i pirati, che possono svolgere l’attività di presidente regolarmente.
Punto 15 comma 3 - Fanno eccezione nel clero le suore, che possono svolgere l’attività di presidente regolarmente.


Punto 16 - I diritti televisivi sono proprietà del pubblico. Tutti hanno il diritto di vedere una partita di Calcio senza alcuna distinzione di tifo e maglia.


Punto 17 - Sono aboliti i nomi dietro le maglie.


Punto 18 - Sono abolite tutte le divisioni tra i diversi settori di uno stadio.

Punto 19 - Al termine della carriera ogni calciatore deve impegnarsi per almeno 15 anni in attività di supporto al calcio giovanile. Solo dopo questo periodo si ha diritto al pensionamento.


Punto 20 - Sono abolite le classiche interviste post-partita. Fanno eccezione le interviste riguardanti gusti musicali, abitudini culinarie e aneddoti d’infanzia.


Punto 21 -  A fine primo tempo si possono prendere tè caldi, birre o caffè corretti.


Punto 22 - Le relazioni coniugali di un giocatore sono interesse suo personale.


Punto 23 - Il fuorigioco va interpretato secondo le varie scuole di pensiero neoplatoniche e marxiste.


Punto 24 - E’ vietato l’uso di Ipod negli spogliatoi e sugli autobus.

Punto 24 comma 2 - E’ vivamente consigliata una partita di scopone scientifico.

Punto 25 - Chi vince offre da bere a chi perde.



                                       ...................................................................................................


Qualche anno dopo il paesaggio sembrava solo un po' diverso dal nostro. In sequenze di palazzoni tutti uguali vivevano uomini e donne che passavano il tempo davanti alla TV. Gli uomini guardavano il calcio, e anche i loro figli.
Nel parcheggio silenzioso le luci erano spente.

Da quando l'emittente televisiva Sea aveva acquistato i diritti di numerosi parcheggi, prati e spiagge del paese della Caffettiera, durante gli orari delle partite in televisione, che ormai occupavano il 70% del palinsesto, vigeva un severo coprifuoco sportivo. Pigne sassi lattine e palloni giacevano quiescenti in attesa di calci e ginocchia sbucciate.


Pochi temerari ricordavano le gesta dei sopra e dei sotto, e le celebravano in tornei clandestini in scantinati, fabbriche abbandonate e boschi inaccessibili. Sognavano un calcio diverso e pregustavano il tempo della rivoluzione, in cui i poveri, i dimenticati, i bambini avrebbero preso a pallonate i padroni del palazzo e le loro TV. Almeno finché qualcuno non avrebbe acquistato anche i loro diritti d'immagine.


Mikey Dread


I punti del Manifesto sono stati pubblicati due anni fa da Ciava su Rimediabile, sito di informazione alternativa ormai fuori rete. Sono stati revisionati per questa pubblicazione e sono state aggiunte le due parti narrative del prologo e del finale tramite un lavoro di scrittura collettiva a firma Mikey Dread ( Ciava, Crescio, Pizzi e Leone).

mercoledì 10 ottobre 2012

Il taccuino di Mario: appunti n°2


1 Max Biaggi ancora corre. E vince.

2 Sì, è quello che stava con la Falchi, e no, non ci sta più adesso.

3 Massa è tornato sul podio e se la tira pure: "A volte va meglio a me, a volte meglio a Fernando (Alonso ndr)". No Felipe, 99 su 100 va meglio a lui e ogni tanto, quando lui lo buttano fuori alla prima curva, va meglio a te.

4 Capitan Mai Vs Zemanlandia.

5 Sarebbe dovuto essere il derby di El Shaarawy e Coutinho. E' stato il derby degli sbadigli.

6 No, non so con chi stia adesso la Falchi.

7 Sì, è quella che stava con Ricucci.

8 Pato di nuovo in gruppo. Il gruppo della terapia di gruppo.

9 Federer minacciato di morte a Shangai. La polizia è sulle tracce del sospettato. Accento spagnolo, sponsorizzato Nike, con il braccio sinistro più grande del destro.

10 No, cazzo, non so con chi stia adesso Biaggi.


Mario Savina

lunedì 8 ottobre 2012

Il solito


Il classico. Emozioni che rotolano su un campo verde. Il solito. Barcellona-Real Madrid non smette mai di regalarci emozioni forti. Un miliardo di anime calcistiche in cerca di bel gioco emigrano simultaneamente nell’oasi futbolistica spagnola. Per novanta minuti la crisi è riposta nel dimenticatoio mentre arbitri, giocatori e spalti sostituiscono banchieri, partiti e parlamenti.

A fronte del clasico il derby di Milano diventa una partita tra scapoli e ammogliati. Impossibile che Sky non lo trasmetta in Italia. Con tutti i soldi che riceve dai clienti, riassume in una profonda analisi un utente del cinguettio più assordante del ventunesimo millennio, che si firma Emi_bar. Concludendo filosoficamente: “però te fanno vedè Cittadella-Gubbio”.

L’inadeguatezza dei canali sportivi italiani è quindi dribblata, da noi amanti del bel gioco, con un fulminante doppio passo informatico.

Le indiscrezioni riguardanti la coreografia si rivelano esatte. Novantotto mila tasselli colorati tinteggiano il Camp Nou disegnando un’immensa senyera, la bandiera catalana, mentre il pubblico intona le note dell’inno barcellonista “Tot el camp, és un clam, som la gent blaugrana”..."Una bandera ens agermana". Una bandiera ci rende fratelli. Anche se sarebbe meglio dire "due" in questo caso: quella del Barcellona e quella catalana. 

Il colpo di scena è al minuto 17 e 14 secondi, che ricorda il 1714, data della conquista spagnola e della derrota della Catalogna. Dagli spalti si alza un coro unanime :“Indipendencia”.

L’effetto è impressionante. Lo stadio è trasformato in teatro, spazio pubblico dove va in scena l’epica battaglia.

Nelle parole del grande scrittore catalano Manuel Vázquez Montalbán “Il Barça è l’esercito disarmato della Catalogna” e agli occhi di molti tifosi blaugrana il Real di Mourinho non solo rappresenta la tanto odiata corona spagnola, ma un esercito rivale, formato da mercenari provenienti da tutto il mondo e guidati da un reietto traduttore portoghese che quando assisteva Bobby Robson alla guida della compagine catalana gridava: “ Hoy, mañana y siempre con el Barça en el corazon”. Alto tradimento.

Quale migliora occasione, dopo la diada dell’undici settembre e il milione di manifestanti in piazza, per reclamare un sentimento largamente condiviso e guadagnare visibilità nel mondo intero.


Ma la partita si gioca sul campo. Abbandonati i convenevoli di benvingut, i veri protagonisti guadagnano la scena. Il Barcellona schiera un’inedita linea difensiva con Adriano e Mascherano come centrali, non disponendo degli infortunati Puyol e Piqué. Mourinho fa fruttare i quarantadue milioni di euro spesi quest'estate lasciando Modrić in panchina. Oltre al croato il Real ha caldamente accomodati nel ruolo di riserve: Essien, Kakà, Higuain. Delle seconde linee che farebbero gola a sceicchi ed oligarchi di entrambi gli emisferi calcistici.

La partita inizia come un Classico. Solito palleggio rapido e calibrato del Barcellona e le merengues  che attendono compatte e ordinate, pronte a colpire con improvvisi contropiedi.

La situazione si sblocca al ventesimo del primo tempo. L’azione parte da un cambio di campo illuminante di Xabi Alonso. Özilavendo una lunga storia d’amore con l’oggetto in arrivo, stoppa deliziosamente. Il risultato delle sue carezze sarà un amplesso multiplo: Di Maria, nuovamente Özil, Marcelo, tacco per Khedira, Benzema, protezione del pallone da attaccante di razza e sorti della sfera deposte nei piedi di Ronaldo che la destina alle spalle di un impotente Valdes. Un’azione alla Barça. Zero ad uno.

Calma. Calma. Calma Il gesto del portoghese ammutolisce il Camp Nou. A peggiorare la scricchiolante struttura culè, ferita nell'orgoglio, ci pensa Dani Alves che esce per infortunio al ventottesimo. Entra Montoya. La difesa del Barcellona ora sembra una scolaresca invitata alla prima di Shining.

Ma gli ingranaggi dell'Arancia Meccanica di Tito Vilanova si rimettono presto in ordine. Classica incursione centrale dell’orchestra guidata da Xavi e Iniesta. Palla larga verso l’esterno a Pedro, un cross deviato due volte e una scomposta elevazione di Pepe. Un guizzo di Messi a tu per tu con Casillas. Pareggio.

Il secondo tempo parte con l’acceleratore. Scambi vertiginosi, classici duelli, duri contrasti e un rigore reclamato per parte. Poi al sessantesimo una Pulce argentina, catalana d'adozione, erede del genio di Dalì, con una pennellata estesa, disegna un baffo ricurvo, una traiettoria surrealista, che finisce sotto il sette inutilmente protetto da un Casillas in caduta libera.

Esplosione di gioia. Esultanza incontenibile. Di questo parlava poco settimane fa Sandro Rosell, presidente del Barcellona. I nostri ad ogni gol gioiscono sempre. Non come altri. Riferito al tanto odiato Cristiano Ronaldo, nemesi di Messi.

Destino vuole che sotto gli occhi dei centomila tifosi blaugrana segni un’altra volta il portoghese. Cristiano 2, Lionel 2. Freddezza di un cecchino professionista e genio di un bambino spensierato. Due facce della stessa medaglia.

Le speranze catalane di una clamoroso finale si fermano prima contro una monarchica traversa, che si oppone alla maestria indipendentista del tikitaka e al tiro del giovane Montoya, e successivamente muoiono sul fondo, al lato del reale Casillas, soffocate nel fiatone di un Pedro troppo stanco per concludere lucidamente.

Pareggio. Un risultato che in situazioni di classifica differenti avrebbe giovato al Madrid, ospite nella bolgia del Camp Nou, ma che di fatto lascia invariata un'impietosa classifica che vede Mourinho ed i suoi inseguire le mire monopoliste blaugrana a meno otto punti.

Un pareggio più netto per i Messisti e Cr7isti che continueranno senza sosta il loro scontro di religioni, di visioni opposte del mondo del Calcio e di infinite diatribe citando doppi passi, palloni d'oro e tagli di capelli. Io nel mio relativismo continuo ad apprezzare e ad amare i gregari ed i rifinitori oscuri: Xabi Alonso, Özil, Xavi, Iniesta e Busquets.

Una vittoria simbolica per gli indipendentisti. Un pareggio amaro per Mou e un pareggio felice per Tito Vilanova. Una vittoria per gli amanti del bel gioco. Un Classico mai al di sotto delle aspettative. Un Classico inedito, per l'assenza di strascichi polemici, risse da bar e accanimento verso l'arbitro. Un Classico da godersi sugli spalti e nel campo. Il solito. Ma ogni volta sempre migliore di quello precedente...


mercoledì 3 ottobre 2012

Il taccuino di Mario: appunti n°1


Breve e cinica rassegna stampa curata da Mario Savina: giovane filmaker, asso mancato della pallacanestro e del battimuro sincronizzato, attore, cantastorie, nonché ideatore del pungente videoblog "Il Diario di Mario", nonché....vabbè basta altrimenti il curriculum diventa più lungo dei 10 punti che riassumono la settimana sportiva appena andata in scena...




1 "Il Corriere dello Sport" on-line è un valido concorrente di youporn.

2 Il Milan fa ridere.

3 La Roma fa piangere.

4 La Lazio fa.

5 Gli agnelli se so mangiati i lupi.

6 Schumacher è senza volante, Massa invece ne ha uno. Trova il problema.

7 Valentino Rossi : Ducati = Alessandra Mussolini : Bon ton.

8 L'Europa vince la Ryder Cup di golf. Una nazione che non esiste vince un trofeo che fino a ieri nessuno sapeva esistesse.

9 Calcio scommesse: Masiello patteggia un anno e dieci mesi. Continuerà comunque a giocare dallo skybox.

10 La finanza fa irruzione nella sede del Napoli. Nemmeno loro si spiegano come si possa pagare così tanto Aronica.




Mario Savina.

lunedì 24 settembre 2012

Mercenari, nuovi millenni, cuoricini e tavolini.


Rubrica che sintetizza rapidamente, alla nobile maniera delle chiacchere da bar, il calcio giocato e parlato nel fine settimana appena trascorso, con molti quesiti rimasti aperti. Perché al bancone si sfoglia, si ciancica  e si litiga ma non si arriva mai a conclusioni. Lasciato il bancone la settimana prossima proveremo a sederci al "tavolino", forse è lì che risiede la sacra verità calcistica...


  • La Juventus è solo in testa a punteggio pieno. Vittoria con doppietta di Quagliarella contro un brasilero Chievo in maglia verdeoro. Nella Juve non ci sono Barzagli, Liechsteiner, Pirlo e Giovinco. I sostituti non sono da meno: Isla, Quagliarella, Lucio e Pogba. Ad oggi solo il Napoli di Mazzarri è una potenziale avversaria per lo Scudetto. Resisterà al passo degli uomini del telefonico Conte fino al termine del campionato?

  • Se la Juve vincerà anche questo campionato cosa scriverà l’anno prossimo sulle maglie? 31 sul campo? E quando arriverà a 32 virtuali e 30 reali? Metterà le stellette ma scriverà 32 sul campo? Con questa farsa quando sarà il momento del vero trentesimo scudetto, si rischierà di perdere il grande valore di questo traguardo.

  • Quando inizia un nuovo millennio? Credenza comune è che inizi nell’anno zero, vale a dire nel 1000, nel 2000, nel 3000; ma l'anno zero semplicemente non esiste! (Anche se un anno zero del calcio italiano sarebbe necessario ora). In realtà il millennio inizia nel primo anno, cioè 1, 1001, 2001 e 3001. Il trentesimo scudetto della Juve farà lo stesso effetto dei festeggiamenti sbagliati del 2000? Tutti convinti di festeggiare l'arrivo del nuovo millennio quando in realtà bisognava aspettare un altro anno? In questo caso ci sarebbero da aspettare altri due scudetti in più, che per il calendario calcistico nostrano hanno durata variabile a seconda  degli avversari sul campo, nei tribunali e a tavolino.

  • Il gol del mercenario Borriello ha un doppio effetto: regalare la vetta solitaria alla Juve e far gioire i tifosi romanisti per la sconfitta inflitta alla Lazio. Non è un lavoro da mercenario modello? Vestire una maglietta e servire gli interessi di altre potenze oscure.

  • Se incontro o sento qualche altro tifoso laziale che parla di prospettive e occasioni per Zarate giuro divento della Roma. Io lo manderei in Serie B come Cavanda l'anno scorso. A farsi le ossa. 

  • Il Napoli si ferma sul campo del Catania, che resiste alle cariche partonepee dal secondo minuto del primo tempo in dieci contro undici, rischiando anche il colpaccio negli ultimi minuti della partita. Il telecronista di Diretta Gol, di chiara fede napoletana, esasperato per il vantaggio che tarda ad arrivare inizia ad esaltarsi freneticamente per l’umiliante tabellino dei calci d’angolo: "Adesso siamo 9 a 2 per il Napoli."

  • Altra perla di saggezza durante la telecronaca di Napoli-Catania, dove l’assenza di reti provoca un conteggio compulsivo di calci d'angolo e cartellini misto a letteratura: “Qui a Catania ormai stiamo assistendo ad un thriller poliziesco per la quantità di gialli tirati fuori dall’arbitro”. Il finale a sorpresa non arriva e muore stampato sul palo alla destra di un De Sanctis battuto.

  • Amaro destino quello delle milanesi. Nei vari collegamenti da San Siro si sentono chiaramente i tifosi interisti esultare alla notizia dei gol dell’Udinese contro la squadra di Allegri. Finiranno la giornata riempiendo di fischi i propri giocatori, dimenticandosi della sconfitta del Milan a Udine.
  • Un altro gol di Di Natale regala una vittoria alla squadra di Guidolin. Un altro gol di “ma questo adesso da dove è uscito” regala il momentaneo vantaggio all’Udinese. Ranegie si aggiunge all’infinita lista di sconosciuti pescati nel Pozzo delle Meraviglie.
  • Negli Emirati Arabi Alfaro segna una tripletta al suo esordio. Il suo connazionale Recoba nel campionato uruguaiano segna due gol stupendi, di cui uno direttamente da calcio d'angolo. Un consiglio per Gennaio ad Allegri e Galliani buttato lì...sicuro meglio di Pazzini-Bojan!

  • Il Siena vince inaspettatamente contro un'Inter assente. L'annata di Stramaccioni sarà una fotocopia del fallimentare progetto di Luis Enrique? Giovani promesse. Tante chiacchere, molto marketing ed inutili fronzoli intorno a poche certezze. Il campo sta parlando, ma gli accenti dei protagonisti sono sbagliati: asturiano in terra romana, romano in terra meneghina. I risultati non tornano.
  • Per la prima volta leggo la scritta rossa dietro la maglia senese di Ze Eduardo: "Ze Love". Nessuno gli ha detto che la parola "Love" è passata di moda? Al passo con i tempi sarebbe stato un cuoricino telematico: Ze minore di 3.
  • 3. Come i punti della Roma a Cagliari. Come i gol segnati da Tavolino, che con questa grande prestazione raggiunge Klose, Hernanes e Gilardino nel conto delle reti marcate. Dopo il "Cobra" Tovalieri, la "Biscia" Tavolino? Lo avete comprato al Fantacalcio?
  • Da oggi si sostituirà l'espressione "più forte sulla carta" con "più forte a tavolino"?
  • Teorie dietrologistiche affermano che Cellino abbia acquistato al fantacalcio Stekelenburg e la scenata del comunicato e della sospensione sia solo frutto dell’esasperazione nel vedere la porta del romanista violentata ad ogni giornata di campionato. Non era forse meglio mettere in panchina Stekelenburg e risparmiarci questo colpo di teatro? 
  • Fonti ben informate dei fatti dicono che il povero Cellino sia caduto preda di un raptus fantacalcistico e abbia acquistato tutta la triade portinara romanista: Stekelenburg, Goicoechea e Lobont. Per quanto riguarda il comunicato, allora, come dargli torto? Voi ce l'avete mai avuti i portieri di Zeman al fantacalcio? Sapete cosa voglia dire? Se la risposta è no siete pregati di non giudicare il povero Cellino.
  • Ciellino e Cellino, dov’è la differenza? Chi è il presidente del Cagliari e chi quello della Regione Lombardia? A quando dieci domande a cui dover rispondere, confezionate da Repubblica per il presidente del club sardo? Che rapporti ha Cellino con Daccò e, soprattutto, Dodò avrebbe giocato titolare? O la trasferta era solo una vacanza pagata a spese della società giallorossa?
  • Un’interpretazione personale: Cellino ha ragione nel torto. Il presidente del Cagliari si è comportato come avrebbe fatto qualsiasi altro suo collega nello stivale calcistico italiano. Le tifoserie organizzate italiane come si sarebbero comportate in una situazione simile? Io credo che si sarebbero tutte unite attorno alla proprio società. In Italia ci piace tanto dividerci calcisticamente in "noi" contro "voi". E gli infami e gli stronzi sono sempre schierati dall'altra parte del campoAssistiamo ogni giorno di più alla scomparsa degli avversari e all'avvento dei nemici. Se Cellino fosse stato il vostro presidente come vi sareste comportati in una situazione di tale empasse?

  • Il problema non è Cellino. Il problema sono tutti i presidenti del calcio italiano. Sono la Figc e la Lega. Se dopo questo atto scandaloso non si provvederà ad analizzare seriamente la situazione stadi in Italia, i tre punti regalati alla Roma, le decantate condanne penali al presidente e alla società sarda serviranno a ben poco. Cellino sarà il semplice capro espiatorio in  una combriccola di matti. 
  • Dietro ogni presidente italiano è nascosto un Cellino potenziale. Altri sono molto peggio. Si è arrivati a questo punto esclusivamente per i deliri personali di un presidente? Quando in Italia la squadra vincitrice del campionato non riconosce sentenze della giustizia sportiva e norme di convivenza comune, che colpa hanno gli altri di credere che tutto gli sia permesso?
  • Seguendo i dettami del Vangelo secondo Conte, Agnelli di Dio che togli i peccati dal mondo, Cellino avrebbe dovuto dichiarare :" Le autorità competenti considerano lo stadio inagibile, noi siamo di diverso avviso, per la nostra società lo stadio è agibile....sul campo". Poi tutti al parco a seguire la squadra con i telefonini e a dare indicazioni alle poche persone presenti dentro lo stadio su come esultare e fare il tifo.
  • In questa sbornia calcistica in cui gli invitati a banchetto sono giornali, presidenti, istituzioni e dirigenti gli unici a farne le spese sono come al solito i tifosi. Dimenticati dalle istituzioni e sfruttati a piacimento dal proprio presidente quelli del Cagliari, presi in giro e soddisfatti quelli romanisti, penalizzati e sgomenti gli altri. 
  • Una partita vinta a tavolino e non giocata non è un danno per tutti i club di Seria A?
  • Beretta dice: "Non ci sono stadi aperti in deroga alle norme". Facciamo finta di abboccare alla storia degli impianti. Ma io mi chiedo: è possibile che una squadra come il Napoli giochi in un campo di patate come quello di una domenica fa? E che il manto di San Siro, pavimento di casa di due tra le più titolate squadre europee, versi in condizioni peggiori di un campo di seconda categoria?  


  • Intanto in Spagna il derby di Madrid tra Real e Rayo Vallecano è stato rinviato per un sabotaggio all'impianto elettrico. C'è chi parla addirittura di attentato terroristico. Si recupera la partita oggi. Splenderà nel buio il raggio del Rayo? (Purtroppo il lampo non ha brillato, il Real si è imposto per 0-2; i giornali spagnoli abbondano di metafore illuministe "Una victoria sin excesivas luces", "Ramos vio la luz /Ramos ha visto la luce"; similmente dalle nostre parti per un po' di tempo ci dovremo accontentare del già tanto inflazionato tormentone Tavolino).
  • Il Barça è momentaneamente a +11 (ora a +8, ndr). Salvato contro il Granada da un gol di Xavi all’88° (poi la partita è terminata 2-0). I giornali spagnoli hanno messo in risalto un battibecco tra Messi e Villa per un passaggio di prima non avvenuto. Polemiche che fanno da contorno al calcio giocato e ricordano le recenti frizioni tra Allegri e Inzaghi. Tutto il mondo è penisola calcistica. 
  • L'anno prossimo pochi ricorderanno il bel gol di El Shaarawy, la buona partita della Lazio e il gol inaspettato di Borriello, la prestazione del Siena e il rigore parato a Diamanti da un sempreverde Pellizzoli. Ma nessuno scorderà le liti rossonere, le veline, Conte e le sentenze, Lotito e le polemiche, Cellino con il suo comunicato, l'ordine pubblico e le partite vinte a tavolino....che brutto calcio che ci aspetta. 



venerdì 21 settembre 2012

Dinamo Zagabria - Stella Rossa Belgrado: calcio, calci in faccia e calci di pistole


Autore di questo articolo è Francesco Leone: storico, chitarrista, gran bevitore di birra ed amante del bel calcio, soprattutto passato. Le sue origini sono per un terzo italiane, per un terzo tedesche e per un terzo trapattoniane.


E’ il maggio 1990 e la Jugoslavia è sull’orlo del collasso: Josip Broz, detto Tito, morto nel 1980 dopo un governo di 35 anni, non aveva lasciato eredi politici capaci di fronteggiare le divisioni etniche, linguistiche e culturali presenti tra le nazioni della Federazione. In Croazia l’Unione Democratica Croata, partito nazionalista e conservatore dell’ex ufficiale jugoslavo Franjo Tuđman, ottiene la maggioranza nelle prime libere elezioni. A pochi giorni dal secondo turno elettorale, il 13 maggio, la Dinamo Zagabria affronta in casa, al Maksimir, la Stella Rossa Belgrado.

La scena delle tifoserie jugoslave è animata da divisioni trasversali: alle normali rivalità cittadine, come tra Stella Rossa e Partizan a Belgrado, o nazionali, come tra Dinamo Zagabria e Hajduk Spalato in Croazia, si affiancano quelle inter-nazionali.
La partita tra Dinamo Zagabria e Stella Rossa Belgrado simboleggia la rivalità tra l’elemento serbo e quello croato in Jugoslavia, una rivalità talmente densa da oscurare il calcio giocato, nonostante la qualità degli interpreti: nella Stella Rossa militano Dejan Savicevic, futuro Genio milanista, Darko Pancev, futuro bidone interista, e Robert Prosinecki, proveniente dalla Dinamo Zagabria, nomade del calcio che avrebbe militato anche con Real Madrid e Barcellona. Capitano della Dinamo è Zvonimir Boban, 22 anni, icona insieme a Savicevic del Milan stellare di Sacchi.

L'arbitro neanche fischia l'inizio: gli scontri fra le tifoserie, accuratamente pianificati sia dai Delije, gruppo ultras della Stella Rossa, che dai Bad Blue Boys, tifosi della Dinamo Zagabria, prendono immediatamente il sopravvento.

A frapporsi fra i gruppi solo i deboli reparti della polizia federale jugoslava, che riesce solamente a peggiorare la situazione, rappresentando per i tifosi croati il braccio violento del centralismo serbo. È proprio un poliziotto a diventare uno dei protagonisti involontari della giornata: uscirà dal Maksimir con una mascella fratturata da una ginocchiata volante di Zvonimir Boban, uno dei pochi coraggiosi a non fuggire negli spogliatoi.


Gli scontri in campo continueranno per più di un’ora; nella città ancora più a lungo. Non ci scappa il morto, ma si conteranno quasi 150 feriti, 80 solo tra i poliziotti.
Secondo molti giornalisti gli scontri del Maksimir furono la miccia della polveriera balcanica, la proverbiale goccia di troppo. Come il famoso assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria a Sarajevo nel 1914, che le professoresse delle scuole medie di tutta Italia continuano a definire come “la causa, ma non proprio la causa” della prima guerra mondiale, gettando nella confusione generazioni di tredicenni.

La guerra civile in Jugoslavia esplode l’anno successivo.
Molti tifosi della Stella Rossa, della Dinamo, del Partizan Belgrado e dell’Hajduk Spalato entrano a far parte delle milizie irregolari degli eserciti combattenti.
L’esempio più lampante della connessione tra tifo violento e guerra civile è la vicenda di Željko Ražnatović, detto Arkan, famoso in Italia per essere stato ricordato in uno striscione degli Irriducibili in un momento di evidente confusione politico-ideologica.



Arkan, formalmente responsabile della sicurezza della Stella Rossa, sostanzialmente capo ultrà, diventa uno dei signori della guerra jugoslavi e fonda il corpo paramilitare “Le Tigri”, nel quale militano molti tifosi della Stella Rossa, passati da spranghe e pietre a fucili e bombe a mano.
Arkan sarà uno dei maggiori ricercati dall’Interpol negli anni ’80-’90, per crimini e omicidi commessi in numerosi paesi europei, e verrà successivamente incriminato dall’ONU per crimini contro l’umanità, genocidio e pulizia etnica.

La guerra civile finisce nel 1995, ma gli strascichi arriveranno fino al 2008, quando il Kosovo si dichiara indipendente dalla Serbia. In mezzo, crimini di guerra da ogni parte, interventi umanitari, occidentali e non, tagliagole e trafficanti diventati simboli di resistenza nazionale o capi di stato. Il risultato è la frammentazione della Federazione in sette Stati più o meno indipendenti (Serbia, Montenegro, Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Kosovo), ma la stabilità ancora oggi è lontana.

La partita del '90 simboleggia la fine del calcio jugoslavo.
Nei due anni successivi, molti calciatori migrano all’estero.
Oltre a Savicevic, Pancev, Prosinecki e Boban, Alen Bokšić passa al Cannes, Sinisa Mihajlovic alla Roma e Vladimir Jugovic alla Samp. Nonostante tutto nel maggio del '91 la Stella Rossa Belgrado vince la Coppa dei Campioni, battendo nella finale di Bari l’Olympique Marsiglia di Jean-Pierre Papin.
La nazionale jugoslava, che durante la guerra fredda aveva collezionato risultati discreti (due secondi posti nel Campionato europeo, tre argenti e un oro alle Olimpiadi) viene sciolta nel 1992. Da allora, il miglior risultato internazionale di una nazionale ex-jugoslava è il terzo posto della Croazia di Boban e Davor Suker ai Mondiali del '98.

Ironia della sorte, quell’anno la squadra croata, figlia del nazionalismo etnico, viene battuta dalla Francia di Youri Djorkaeff, Zinedine Zidane e Lilian Thuram. E’ proprio Thuram, simbolo di quella squadra multietnica e ambasciatore dell’antirazzismo nel calcio, a segnare i due gol che permisero alla Francia di battere in semifinale la Croazia…ma questa è un'altra storia.


Ascolto consigliato: Goran Bregovic, “Kalashnikov”.

Autore: Francesco Leone
Consigli, piccole aggiunte, incursioni sintattiche ed entrate a gamba tesa: Andrea Crescenzi, Giulio Ciavarella, Emiliano Pizzicannella.

lunedì 17 settembre 2012

Un lunedì da cialtroni: esultanze, ammonizioni e yogurt

Rubrica che sintetizza rapidamente, alla nobile maniera delle chiacchere da bar, il calcio giocato e parlato nel fine settimana appena trascorso:


  • Mio padre, romanista, dopo la vittoria dell’Atalanta a San Siro: "Con questo risultato, il successo della Lazio a Bergamo acquista più valore". La mania giornalistica di revisionare i risultati a posteriori ha contagiato anche lui. 
  • Al terzo gol del Bologna ero fuori casa. Un mio amico mi dà la notizia grazie all'aggiornamento internet sul cellulare. Una smorfia del tifoso romanista allo stadio, in tempo reale, si trasforma in un sorriso, in differita, a chilometri di distanza. La forza della tecnologia.
  • Con l’abbandono di Ibra il Milan sembra trovarsi in una situazione di crisi simile a quella vissuta dall’Inter post-Mourinho, senza però essere stata, nell’ultimo ciclo, vincente come la sua rivale. 
  • Il problema dell’Inter era non aver cambiato nulla dopo l’addio del portoghese. Sarebbero dovuti arrivare Kuyt e Mascherano. Arrivò solo Benitez che, tra l'altro, si ritrovò con lo stesso organico mourninhano. Il problema del Milan, al contrario, è di aver effettuato una rivoluzione a metà. Preso coraggio, partiti i fuoriclasse della rosa, i nuovi rinforzi sono solamente delle controfigure. Meglio sarebbe stato inserire attori emergenti e vivere un anno di purgatorio serenamente, puntando al futuro. Erano proprio indispensabili Pazzini e Bojan?
  • Contro il Chievo Verona due gol molto belli di Hernanes, che ha però diversi problemi nell'esultare. Al primo gol, il difensore avversario Sardo protesta animosamente rincorrendolo e facendogli notare che avrebbe dovuto fermare l'azione perché Mauri era a terra. Al terzo gol, invece, il brasiliano è braccato dai compagni di squadra Cana e Candreva che vogliono festeggiare abbracciandolo. Hernanes si libera con forza, li scansa quasi prepotentemente, perché gli impediscono di eseguire la sua classica esultanza con annesso salto in aria. Tra arbitri, avversari e compagni non si può più esultare in santa pace.
  • All’Olimpico Lamela sigla il momentaneo 2-0 per la Roma. I giocatori del Bologna protestano perché un loro compagno era a terra durante l’esecuzione del tiro dell’argentino. Colpevole non è Lamela, che giustamente finalizza l’azione (come Hernanes a Verona), ma gli avversari che quasi si fermano,convinti che l’attaccante giallorosso avrebbe stoppato l’azione.

  • Mettere palla fuori perché un avversario o un proprio compagno si trova a terra è una brutta abitudine mascherata da fair play. Molte persone approfittandone chiamano “esperienza” il rotolarsi doloranti sul terreno di gioco, guadagnando tempo e facendo fermare l’azione. Giocassero a rugby si rialzerebbero dopo un secondo. In quello sport sembra che la stessa pratica la chiamino “debolezza”. Punti di vista.

  • A Genova Immobile viene ammonito inspiegabilmente dopo aver siglato il vantaggio sulla Juve. L’attaccante genoano era andato ad esultare sotto gli spalti dei propri tifosi. Colpevole di aver condiviso con il proprio pubblico la gioia del golAncora più incredibile in Germania: nello scontro tra Hannover 96 e Werder Brema, Huszti segna in rovesciata al novantatreesimo il gol del 3-2 che chiude la partita all'ultimo respiro. Orgasmo del calcio. Sogni di bambino che si realizzano. Il premio? Un’espulsione per somma di ammonizioni istantanea: la prima per essersi tolto la maglietta, la seconda per essersi arrampicato sulla gradinata della propria tifoseria. 


  • Questo è il calcio che sogniamo? Un fiume di ammonizioni per esultanze, gioie e gol? Mi ricordo anni fa che Messi fu multato per aver mostrato una scritta di ringraziamento alla propria mamma, sotto la maglietta da gioco. La Fifa e le varie Leghe non perdono occasione per parlare di fair play, del rispetto, della gioia di giocare a calcio ma allo stesso tempo continuano a reprimere azioni che sono vitalità per questo sport. Sbaglio o la pubblicità della “Seria A Tim” mostra dei bambini che giocano a calcio, sorridono, corrono ed esultano in maniera gioiosa dopo un gol? Alcuni levandosi addirittura la maglietta? Perché allora continuare ad ammonire ed espellere goffamente dei giocatori che sono rimasti solamente dei bambini felici? Come sempre i Palazzi predicano bene e razzolano male.
  • Nella giornata appena conclusa erano due i derby ospitati da capitali europee. A Londra si giocava Qpr-Chelsea, finita 0-0. La nuova squadra di Julio Cesar ha fermato la squadra di Di Matteo nel primo pareggio stagionale in Premier League dopo tre vittorie consecutive. Il Chelsea rimane comunque primo a dieci punti, seguito dalla United a nove. Il Qpr naviga ancora in bassa classifica; solo due punti in quattro partite, come il deludente Liverpool di Suarez e Borini. 
  • A Madrid, invece, era di scena il “derby povero” tra Atletico e Rayo Vallecano, finito in goleada: 4-3 per gli uomini di Simeone. Anche il Barcellona ne fa quattro in trasferta contro il Getafe e consolida ancora di più il primato; quattro partite e punteggio pieno, seguito in vetta dal Malaga a due distanze. Incredibile sconfitta del Real contro il Sevilla per uno a zero. Adesso le merengues sono a meno otto dai catalani.
  • I giornali spagnoli pro-Casa blanca esorcizzano i passi falsi, ricordando che l’ultima volta che il Real era partito così male in Liga finì vincendo la nona Champions League. Vedremo martedì contro il City di Mancini come inizierà la stagione europea per Mourinho e se le profezie giornalistiche si avvereranno.
  • Facendo zapping tra le varie partite, cambio su “Diretta gol”. Trevisani è il telecronista di Genoa-Juve. Immobile si mangia clamorosamente un gol davanti Buffon scatenando più commenti:” Immobile ci ha messo quaranta minuti prima di tirare”,“ Incredibile che un giocatore fortissimo come lui nell’uno contro uno si possa divorare una chiara occasione da gol uno contro zero”. Ormai molte telecronache hanno raggiunto il livello di discussione da bar tra amici. Molti opinionisti cercando nuovi gerghi, innovazioni linguistiche e sintattiche fanno rimpiangere sempre di più la sobrietà dei fasti delle epoche telecronistiche passate. Una volta, addirittura, ho sentito un commentatore sentenziare, dopo una goffa azione:“Male male”. Un tormentone dello slang calcistico da spogliatoio che oramai ha invaso le strade e le piazze delle parlate giovanili. Questo è ciò che ci meritiamo dalla modernizzazione del calcio? Un pensiero personale, con parole non mie: “Male male!”.



  • Già diventato tormentone di internet il video degli spot nipponici di Nagatomo. Esilarante il modo in cui il terzino dell’Inter si cala in un ambiente da “manga liceale”. L’effetto pubblicità da yogurt ha già maturato i suoi tardivi frutti con Ferrara (testimonial Danone qualche anno fa), che con la Sampdoria ha centrato la sua terza vittoria consecutiva. Fermenterà allo stesso modo la classifica dell’Inter? I tifosi ci sperano, l’unica differenza è nella data di scadenza dello yogurt di Nagatomo, compagni e Stramaccioni. Sulla loro di confezione è scritto a lettere cubitali: da consumarsi il prima possibile.