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lunedì 28 gennaio 2013

Lunedì da cialtroni: poliglotti, oriundi e giornalismo sportivo.


- La giornata calcistica inizia con una sorpresa. Il Chievo espugna l’Olimpico. Gol di Paloschi. Una Lazio troppo timida sembra avere la partita in mano, almeno a livello psicologico, ma dopo lo svantaggio crolla e incespica affannosamente per trovare un pareggio che non arriva. Mauri e Hernanes lasciati in panchina in vista del ritorno della semifinale di Coppa Italia contro la Juve che per i biancoazzurri, fino adesso, è la partita più importante dell’anno.

- Petkovic leggermente criticato per le sue scelte, ma la rosa è “ampia”, gli impegni sono molti e alcune partite si devono anche vincere senza i pezzi da novanta.

- I commentatori sportivi ogni partita ampliano il curriculum intellettuale dell’allenatore bosniaco. All’esordio Petkovic parlava cinque lingue, ultimamente ho sentito alcuni telecronisti attribuirgli la padronanza di otto lingue. A fine campionato saranno undici. Chissà se il lotitese è tra queste.

- Sport preferito dai giornalisti: trovare l’anti-Juve. Dopo il pareggio dei bianconeri contro il Genoa forse lo scettro di antagonista della Signora è definitivamente passato al regno di Napoli. 

- Se il Napoli è l'unica anti-Juve sul campo le dichiarazioni e l’atteggiamento provocatorio di Conte, non abituato a scelte arbitrali sfavorevoli, hanno creato un fronte compatto anti-Juve, fuori dal campo. Milan, Inter, Genoa, tifosi di tutta Italia, dirigenti di diversi club. L’anti juventismo fuori dal campo è un collante nazionale da Milano alla Sicilia.

- Altro tormentone giornalistico della prima metà di stagione era: "la partita più bella dell’anno". I cronisti, presi da raptus cinematografico, catalogavano le partite a seconda della loro bellezza oggettiva e assoluta. Dopo Roma-Fiorentina il verdetto era unanime. Le due sorprese del campionato, la partita più bella. Sorvolando sul fatto che di partite belle, in egual misura, ce ne erano già state (Juve-Inter, Lazio-Roma), mi stupisco come oggi nessuno ritiri fuori quel refrain alla moda.
Se cercate su Google “Bologna-Roma, la partita più bella dell’anno” avrete scarsi risultati. Questo per capire quanto valore hanno le parole nel giornalismo sportivo. A mio avviso, la partita tra i giallorossi e i rossoblù entra di diritto tra i match indimenticabili di questa stagione. Che Sky, Repubblica e gli altri pappagalli dicano quello che gli pare.

- Forse il problema è che sulla panchina del Bologna siede Pioli, non il carismatico Montella, quindi la partita di domenica non è degna di allori e di titoli a caratteri cubitali.

- La Fiorentina sorpresa del campionato? Dopo tutti i fronzoli, i complimenti, le smielate interviste al sor Montella sembra proprio che ‘sti giornalisti gli abbiano portato iella (per dirla alla maniera dell’Aeroplanino). Si può dire che il giudizio era affrettato?
(Scusate ma da laziale ancora sto rosicando per la partita del Franchi di andata con gol regolare di Mauri e rigore non dato su una mano di Cuadrado).

- Zeman sarà diventato anche presidente della RepubblicaCeca, ma continua ad avere seri problemi sulla panchina della Roma (si parla di probabile esonero, Malesani e Giampaolo gli eventuali sostituti!!!)

- “Ci siamo svegliati tardi, credevamo si giocasse alle 3 invece si giocava alle 12.30”. Non si capisce se l’affermazione del boemo, nel post-partita, sia una battuta o la realtà. Nel caso fosse una buttata, è mal riuscita, perché la Roma è andata in vantaggio per due volte, quindi casomai si è appisolata nel corso della partita. Se è la verità bisogna dire a qualche dirigente di mettere indietro le lancette sull’ora italiana e spostarle dal meridiano di Disneyland.

- “Abbiamo preso un punto alla Lazio”. Un Zeman estremamente positivo dimentica però di aver perso una posizione. Adesso anche il Catania è davanti ai giallorossi, ottavi in classifica.

- Lo ammetto: Zeman ha deluso anche me (sono un laziale atipico, sportivo quanto basta). Questa stagione speravo in un boemo in fiamme su tutti i fronti: campo, tattica, mentalità, valori dimenticati del calcio, fiato sul collo alla Juve, dritti e rovesci. Mi devo accontentare di interviste a mezza bocca, di discorsi presi per la tangente e della pubblicità della Volkswagen (dov'è lo Zeman rivoluzionario?). Fino ad oggi la cosa più bella di Zemanlandia, escludendo i risultati, è stato il siparietto con Pjanic nel derby.

- Dal nostro inviato nei barMa a ‘sto punto non era meglio Ranieri? Che quasi vinse uno scudetto e con le sue dichiarazioni post-derby “Ve state attaccà al fumo della pipa” "godiamo come ricci" è entrato di diritto nella storia calcistica di questa città, che di santi già ce n’ha troppi e di santoni non sa che farsene.

- Bologna-Roma è stata una delle partite più belle dell’anno anche grazie a Diamanti. Con i suoi due legni, prima dello scadere, ha regalato forti emozioni agli spettatori e qualche infarto ai tifosi giallorossi, lavoro peraltro svolto impeccabilmente da Goicochea (quello di far infartare i tifosi, ndr). A fine gara l’intervista al fantasista toscano è d’antologia. “Dispiace, dispiace, dispiace” riferendosi al pareggio. Sulle occasioni sfumate all’ultimo è da Oscar: “I pali fanno parte della porta. Ci sta.”. Chapeau (per dirla alla Pjanic).

- Appello: levate il vino ai telecronisti! Capisco la voglia di migliorarsi e di aggiornarsi usando anche un linguaggio più colorito e attuale ma certe volte mi sembra esagerino. Trevisani in Bologna-Roma se la prende con Sorensen “Nella difesa della Roma sbagliano tutti, in quella del Bologna solo Sorensen”, “Sorensen ha regalato tutti i gol alla Roma”.Il massimo arriva su un’azione d’attacco dei rossoblù, conclusa in malo modo dal difensore danese: “Ecco. L’unico intervento difensivo corretto di Sorensen durante tutta la partita, peccato sia nell’aerea sbagliata!”. Una frecciatina anche a Goicochea dopo un tiro di Diamanti direttamente da calcio d’angolo: “Ha fatto bene Diamanti a tirare, vedendo chi ha in porta la Roma!”.

- Nella sagra del post-modernismo sportivo non poteva mancare all’appello il "abbiamoindossatoilorojeansabbiamovistoilorofilmmastaserailcalciosiamonoi" de noanti  Fabio Caressa, sempre alla ricerca di un tocco di pepe per le su telecronache. Dopo aver commentato per tutta la partita Parma-Napoli con un tono da depressione cronica si sfoga sul gol di Cavani. “El Matadooooooooorrrr. Guarda, guarda che palla stupenda gli viene servita, l’avevo capito da come si muoveva che avrebbe fatto gol, guarda, smarca il portiere e segna, credo che da quella posizione Cavani non sbaglia un gol da quando aveva sei anni.”

- Angolo del trash: a Sky Sport vanno in onda le immagini di Anelka arrivato a Torino per le visite mediche.  Il calciatore, neo acquisto della Juve, porta un cappello invernale a mo' di puffo, occhiali da vista e leccalecca in bocca. Commento giornalista Sky: "Anche io porto sempre nella mia borsa un leccalecca, mi stupisce che lo faccia Anelka. Un intellettuale come lui!".


- Chiudiamo con l’ottima prestazione di Icardi. Quattro gol nel sei a zero della Sampdoria contro il Pescara. A fine partita i giornalisti subito lo incalzano sul discorso nazionale. Icardi può scegliere tra quella argentina e quella italiana. I giornalisti nostrani ovviamente mettono una buona parola su Prandelli. Come sempre qui in Italia gli stranieri li consideriamo italiani solo se fanno quattro gol a partita. Gli altri poveri cristi, nati e cresciuti in Italia, si mettano l’anima in pace.




giovedì 15 novembre 2012

Noi, voi e i segni della croce.


Iniziati gli sfottò dopo Lazio-Roma, noi contro voi. Ma i tifosi romanisti sono spaccati. L’esito del derby capitolino e l’ingloriosa uscita di scena di Daniele De Rossi dividono il fronte giallorosso. Le prime scissioni da tecnici da bar si erano già create rispetto alla visione calcistica dell’allenatore Zeman. Ciecamente fedeli contro detrattori disillusi da un ritorno al bel gioco che avesse portato con sé anche successi sul campo. Cittadini onorari di Zemanlandia contro “schiavi del risultato”.

Le contrapposizioni tra le varie correnti di pensiero sottolineano un fatto non scontato: nel mondo del calcio la netta divisione tra “noi” e “voi” che tanto affascina le tifoserie locali è un assioma pieno di difetti. Voi laziali siete razzisti. Voi romanisti vi lamentate troppo. Noi laziali siamo gente seria, non come voi chiacchieroni. Noi romanisti siamo più calorosi rispetto a voi laziali incoerenti.

Un gruppo eterogeneo di centinaia di migliaia di persone riassunto in un sintetico “noialtri” e “voialtri”, identificati con i colori della propria squadra, come se tifoseria, dirigenza e giocatori fossero un tutt’uno inseparabile. Mauri è implicato nel calcioscommesse? Tutti i laziali sarebbero dei furbetti. Totti prende a calcio il congiuntivo? Tutti i romanisti sarebbero degli ignoranti.

Il tifo, in realtà, è più variegato di quanto si possa credere. Estremizzando al massimo potremmo dire che in Italia l’unica realtà che riuscirebbe a permettersi questa netta presa di posizione è quella juventina. Poche sfumature di nero e bianco. I colori del pensiero degli amanti della Vecchia Signora difficilmente conoscono variazioni. Lo juventino medio, anche il più rivoluzionario, di sinistra, progressista, aperto alla riforma sociale e culturale si trasforma nel più conservatore, spietato sostenitore dello status quo, tradizionalista e becero fiancheggiatore dei poteri forti. Odia Berlusconi, Bush, il liberismo, il capitale e le multinazionali ma chiede ad alta voce il ritorno in campo di Moggi, dei guardalinee strabici e degli scudetti in bacheca.


A Roma non è così. Su entrambi i fronti calcistici le opinioni differiscono su più punti e i toni e le azioni per far valere il proprio punto di vista sono spesso molto duri. Il tifo laziale litiga sugli aspetti tecnici riguardanti Zarate, è spaccato rispetto alla figura del presidente Lotito e in passato lo era stato durante l’accoglienza nella capitale di Antonio Candreva e sulla valutazione della gestione Reja.

Sulla sponda giallorossa  del Tevere la dirigenza americana ha raccolto elogi e critiche, i giudizi su Luis Enrique navigano tra infernali condanne e rimpianti da purgatorio. La questione di Zeman è ancora più problematica perché vede scontrarsi oltre a giudizi tecnici anche fattori sentimentali.

Non che a Torino non abbiamo problemi di questa natura (il caso Del Piero ne è un esempio), ma la tifoseria juventina rimane compatta su alcuni punti chiave; vive prepotentemente la condizione di superiorità della propria squadra non accettando mai critiche esterne. Chiusi in un guscio protettivo.
Vincere aiuta. I laziali per un periodo hanno vissuto un periodo simile con Cragnotti. Criminale? Bancarottiere fraudolento? Sperperatore? Cosa importa se confeziona trofei in successione per la nostra squadra. Solo vincendo e tappandosi il naso ha senso quindi parlare di “noi” e “voi”.

Ma oggigiorno nella Capitale perdiamo e ci scanniamo. I cugini ci stanno antipatici, ma a volte le insidie si nascondono tra i nostri stessi fratelli di fede.

Il post-derby ha calmato momentaneamente le acque laziali, ma al contrario i romanisti hanno visto incrinarsi ancor di più le proprie traballanti certezze. Non bastavano gli americani, Zeman, Luis Enrique, le lamentele tecniche sulla fase difensiva, il mercato mai convincente e l’archiviato caso Totti. Ora il problema è scottante. La cortina di ferro giallorossa si sgretola. DDR è in discussione.

Dopo la sinistra espulsione del derby, i tifosi romanisti si sono spaccati nuovamente in due fazioni. Romantici: Daniele non si discute, si ama. Critici: Ha disonorato la maglia, meglio venderlo e fare soldi. Le opportunità sono finite. Entrambe però sono d’accordo su un punto: il problema di De Rossi è quello di essere troppo tifoso della maglia che veste. Un ultrà in campo.

Visione che a mio avviso andrebbe rivisitata dopo gli avvenimenti del derby. Foga, grinta, determinazione e tifo non necessariamente fanno di un giocatore un ultrà. La personalità del singolo nelle curve è messa da parte, il gruppo conta più del singolo. In caso di aiuto non si voltano le spalle ai propri compagni. Lasciare la squadra in dieci contro undici durante il derby non è colpa dell’attaccamento alla maglia ma è segno di egoismo. I romanisti condannano il gesto. In pochi comprendono le motivazioni. De Rossi si  è trasformato nel giro di pochi anni da ultrà in campo a tifoso abbonato in Monte Mario in campo.

Un giocatore che percepisce uno stipendio di 10 milioni di euro lordi a stagione (5, 5 milioni di euro netti – ma questo, ahimè, è il calcio moderno e noi tutti, chi scrive, chi tifa e chi segue il calcio, ne siamo minimamente colpevoli), che si fa il segno della croce dopo ogni azione andata a buon fine e che alla prima occasione tira fuori il peggio di sé con un pugno in faccia al capitano avversario, nella partita più importante dell’anno solare capitolino, ricorda più che un ultrà da curva, uno di quei distinti signorotti che spesso affollano la tribuna Monte Mario, senza distinzione di colore, di buona estrazione sociale, ben vestiti e pronti a baciarsi le mani a vicenda, che alla prima occasione buona inveiscono e bestemmiano per un gol mancato della propria squadra. Personaggi che finita la partita prendono il Suv e tornano ai loro sporchi affari.

Se ne saranno accorti in curva? I segni della croce lasciamoli in Vaticano. Un noi romanisti non esisterà mai, malgrado striscioni, cori e slogan. I gufi laziali gongolano. Ma il dna famigliare è lo stesso. Un noi contrapposto al voi romanista non è credibile. Troppe saranno ancora le occasioni per potersi dividere: giocatori, allenatore, presidente. Modi differenti di vivere il calcio.


Il noi e voi in terra capitolina è un feticcio. Un gioco di parole. Uno sfogo liberatorio ma irreale.

Cinque candidati non basterebbero in ipotetiche primarie giallorosse o biancocelesti per decretare un pensiero vincente. Per delineare un noi e un voi. Troppi tifosi entrerebbero nelle urne facendosi il segno della croce mentre altri uscirebbero bestemmiando contro i loro compagni. A Torino, al contrario, il candidato sarebbe sempre uno solo, con un motto di partito preso a prestito dal marchese De Rossi : “Mi dispiace ma noi siamo noi e voi non siete un cazzo!”. 

lunedì 29 ottobre 2012

Tecnologia in campo


Spoorts and culture - Tecnologia nel calcio e cerbottane.

Innovazioni sul campo, sistemi complessi per calcolare gli assist e vecchie discussioni.


La terna arbitrale del futuro

- Da un computer di casa il tifoso controlla la situazione del traffico cittadino e calcola il tempo di percorrenza effettivo fino allo stadio. Il calciatore in trasferta chiama tramite Skype, sul proprio cellulare, la moglie a casa con i figli. Il fantasista manda un messaggio via Twitter ai propri tifosi, quindici minuti prima di scendere in campo. Le telecamere entrano nello spogliatoio per scrutare pensieri, tatuaggi e sorrisi dei giocatori delle due formazioni. All’ingresso dello stadio i tornelli elettronici controllano che il codice di ogni biglietto sia in regola. L’allenatore diffidato dispensa consigli telepatici con cellulari e altri marchingegni. Le squadre sono pronte; per settimane hanno studiato l’avversario grazie ai più sofisticati sistemi tecnologici sul mercato.

Maggiani durante Catania-Juve
Dentro il campo un fischio. Black out. L’arbitro per valutare la distanza della barriera fa dei saltelli scomposti. Il guardalinee si consulta con i propri santi in paradiso. Il quarto uomo dà il recupero contando mentalmente gli angoli, i rigori, gli infortuni e le sostituzioni. Nel calcio se un tifoso fa irruzione interrompendo la partita per dieci minuti il cronometro non si ferma. L’arbitro concederà dieci minuti di recupero. Schiere di uomini nel mondo esterno fanno l’amore con la tecnologia. Il calcio si arbitra con le cerbottane. 

- La tecnologia che molti sognano esiste già. Nel mondiale sudafricano del 2010 l’arbitro di Germania-Inghilterra annulla un gol regolare di Lampard. Nello stesso istante i maxischermi dello stadio ripropongono il replay dell’azione. Le proteste del pubblico sono rumorose quanto giustificate. Lo stesso accade per una rete convalidata a Tevez contro il Messico. Il direttore di gara, l’italiano Rosetti è a disagio dopo aver visto di sfuggita, sui teleschermi dell’impianto, che l’argentino era partito da posizione di fuorigioco.

- In Italia non ci sono maxischermi per il replay. Il risultato però non cambia. Quando la terna arbitrale di Catania-Juve inscena una riunione per decidere se annullare o no la rete di Bergessio, da casa gli spettatori hanno già visto con largo anticipo la regolarità dell'azione. Errore di valutazione e perdita di tempo quindi. 

- La questione appare complessa. Microchip, spie, triangolazioni, replay, controlli imparziali e investimenti. Si dovrebbe partire dalla semplicità iniziando ad utilizzare un ausilio tecnologico nelle situazioni in cui il gioco è fermo. Nei gol di El Shaarawy, Bergessio, Mauri e Vidal sarebbero bastati cinque secondi per valutare l’accaduto. Un periodo di tempo minore rispetto a quello impiegato per le proteste.

- Il calcio non è il tennis, il football americano o il basket, ma un aggiornamento al passo con i tempi gioverebbe al sistema intero. Occhi di falchi contro miopia.

- Anni fa le sostituzioni non esistevano, il portiere poteva prendere il pallone con le mani dopo un passaggio indietro di un proprio compagno, le partite di coppa se si pareggiavano si rigiocavano ( come accade ancora in Fa Cup), non esistevano rigori al termine del match. A volte è successo che un passaggio del turno si giocasse con il lancio della monetina.


- Il calcio è un gioco dinamico, il cambiamento fa parte della sopravvivenza di ogni sport. Rugby e pallavolo non sono più quelli di trent’anni fa. Il calcio di domani non potrà essere il calcio di oggi.

- In parrocchia non avevamo di questi problemi arbitrali. Ogni tanto si finiva in rissa. Ma all’oratorio c’era in gioco “solo” l’orgoglio. Se parliamo di qualificazioni milionarie a competizioni europee per club o ai tanto desiderati mondiali, se sono in palio assegnazioni di scudetti o retrocessioni allora ogni errore arbitrale rappresenta un risultato falsato di un sistema ricchissimo di selezione, preso da tutti sul serio. Un minimo errore ci sarà sempre. La perfezione non esiste. Ma qualcuno potrebbe provare almeno a superare l'attuale situazione stagnante di mediocrità.

- Un mio amico, appena tornato dall’Olimpico, ancora ubriaco dal sali e scendi boemo, mi incrocia  dubitoso, prima di andare a letto a prenderne altri tre nel sonno: “C’era il rigore per l’Udinese? Il fuorigioco di Domizzi?”. Nella Nfl americana l’arbitro con un microfono collegato agli altoparlanti dello stadio spiega le decisioni più critiche agli spettatori. Nel calcio siamo al medioevo.

- Il pasticcio di Catania ha anche i suoi risvolti ecumenici negativi. L’evangelico Legrottaglie è una furia. Chissà se anche Dio è favorevole all’introduzione della tecnologia in campo? Aspettiamo parabole da 140 caratteri scolpite sulle tavole di Twitter.

- Dalla rabbia cristiana ai ringraziamenti musulmani. Ljajic, dopo uno splendido gol contro la Lazio, mostra una maglietta con la scritta :”Bajram mubarek olsun”. Forma bosniaca, adattata dal turco, per augurare una buona Festa del Sacrificio alla comunità islamica.

- Della Valle nell’infinità polemica con Agnelli reclama la vittoria del campionato del’82, dimenticandosi di quanto avvenuto poche ore prima al Franchi, con una buona Fiorentina sul campo aiutata dalle dubbie decisioni della terna arbitrale.

- Inizia la sagra dei reclami dei campionati passati. Armarsi di bianchetto e inchiostro. Un amarcord di qualche anno fa...


- Le polemiche di questa giornata arrivano anche oltre Manica. Nella Premier League il Chelsea perde 2-3, rimasto in nove uomini, contro il Manchester Utd. Gol decisivo di Chicharito Hernandez in fuorigioco. Adesso le due di Manchester sono ad un punto dalla franchigia di Abramovic.

- Gli umori sono calmi in Spagna. In assenza di classici in vista e annesse conferenze stampa di fuoco. Barcellona e Real Madrid si rendono protagoniste entrambe di schiaccianti manitas; ai danni rispettivamente del Rayo Vallecano e del Mallorca. L’Atletico di Simeone non cede il passo e conduce la Liga con 25 punti in compagnia dei blaugrana di Vilanova. Da quando allena i colchoneros l’ex giocatore di Inter e Lazio ha collezionato in 43 partite: 30 vittorie, 8 pareggi e 5 sconfitte.

- Messi con lo schiaffo a mano aperta del Barcellona al Rayo raggiunge il record di 301 gol segnati con la stessa maglia. Mai nessuno come lui con la squadra catalana. Cesar Rodriguez è il secondo di sempre con 232 sigilli, seguono Kubala con 194 e quarti a pari merito Eto’o e Rivaldo a quota 130.

- Fabregas conduce la stravagante classifica degli assist a livello europeo con 9 suggerimenti finalizzati a rete. Seguono: Müller 8, Di Maria, Mata, Hustzi 7, Benzema, Hazard, Rooney, Messi 6. Gli italiani lontani a 4: Totti, Asamoah, Hamsik e Cerci . 


- Chissà se la Fifa lascia utilizzare per le statistiche internazionali sistemi tecnologici di controllo o, seguendo la tradizione medievalista dei novanta minuti sul campo, calcolerà gli assist grazie all’ausilio di un infallibile pallottoliere.

lunedì 24 settembre 2012

Mercenari, nuovi millenni, cuoricini e tavolini.


Rubrica che sintetizza rapidamente, alla nobile maniera delle chiacchere da bar, il calcio giocato e parlato nel fine settimana appena trascorso, con molti quesiti rimasti aperti. Perché al bancone si sfoglia, si ciancica  e si litiga ma non si arriva mai a conclusioni. Lasciato il bancone la settimana prossima proveremo a sederci al "tavolino", forse è lì che risiede la sacra verità calcistica...


  • La Juventus è solo in testa a punteggio pieno. Vittoria con doppietta di Quagliarella contro un brasilero Chievo in maglia verdeoro. Nella Juve non ci sono Barzagli, Liechsteiner, Pirlo e Giovinco. I sostituti non sono da meno: Isla, Quagliarella, Lucio e Pogba. Ad oggi solo il Napoli di Mazzarri è una potenziale avversaria per lo Scudetto. Resisterà al passo degli uomini del telefonico Conte fino al termine del campionato?

  • Se la Juve vincerà anche questo campionato cosa scriverà l’anno prossimo sulle maglie? 31 sul campo? E quando arriverà a 32 virtuali e 30 reali? Metterà le stellette ma scriverà 32 sul campo? Con questa farsa quando sarà il momento del vero trentesimo scudetto, si rischierà di perdere il grande valore di questo traguardo.

  • Quando inizia un nuovo millennio? Credenza comune è che inizi nell’anno zero, vale a dire nel 1000, nel 2000, nel 3000; ma l'anno zero semplicemente non esiste! (Anche se un anno zero del calcio italiano sarebbe necessario ora). In realtà il millennio inizia nel primo anno, cioè 1, 1001, 2001 e 3001. Il trentesimo scudetto della Juve farà lo stesso effetto dei festeggiamenti sbagliati del 2000? Tutti convinti di festeggiare l'arrivo del nuovo millennio quando in realtà bisognava aspettare un altro anno? In questo caso ci sarebbero da aspettare altri due scudetti in più, che per il calendario calcistico nostrano hanno durata variabile a seconda  degli avversari sul campo, nei tribunali e a tavolino.

  • Il gol del mercenario Borriello ha un doppio effetto: regalare la vetta solitaria alla Juve e far gioire i tifosi romanisti per la sconfitta inflitta alla Lazio. Non è un lavoro da mercenario modello? Vestire una maglietta e servire gli interessi di altre potenze oscure.

  • Se incontro o sento qualche altro tifoso laziale che parla di prospettive e occasioni per Zarate giuro divento della Roma. Io lo manderei in Serie B come Cavanda l'anno scorso. A farsi le ossa. 

  • Il Napoli si ferma sul campo del Catania, che resiste alle cariche partonepee dal secondo minuto del primo tempo in dieci contro undici, rischiando anche il colpaccio negli ultimi minuti della partita. Il telecronista di Diretta Gol, di chiara fede napoletana, esasperato per il vantaggio che tarda ad arrivare inizia ad esaltarsi freneticamente per l’umiliante tabellino dei calci d’angolo: "Adesso siamo 9 a 2 per il Napoli."

  • Altra perla di saggezza durante la telecronaca di Napoli-Catania, dove l’assenza di reti provoca un conteggio compulsivo di calci d'angolo e cartellini misto a letteratura: “Qui a Catania ormai stiamo assistendo ad un thriller poliziesco per la quantità di gialli tirati fuori dall’arbitro”. Il finale a sorpresa non arriva e muore stampato sul palo alla destra di un De Sanctis battuto.

  • Amaro destino quello delle milanesi. Nei vari collegamenti da San Siro si sentono chiaramente i tifosi interisti esultare alla notizia dei gol dell’Udinese contro la squadra di Allegri. Finiranno la giornata riempiendo di fischi i propri giocatori, dimenticandosi della sconfitta del Milan a Udine.
  • Un altro gol di Di Natale regala una vittoria alla squadra di Guidolin. Un altro gol di “ma questo adesso da dove è uscito” regala il momentaneo vantaggio all’Udinese. Ranegie si aggiunge all’infinita lista di sconosciuti pescati nel Pozzo delle Meraviglie.
  • Negli Emirati Arabi Alfaro segna una tripletta al suo esordio. Il suo connazionale Recoba nel campionato uruguaiano segna due gol stupendi, di cui uno direttamente da calcio d'angolo. Un consiglio per Gennaio ad Allegri e Galliani buttato lì...sicuro meglio di Pazzini-Bojan!

  • Il Siena vince inaspettatamente contro un'Inter assente. L'annata di Stramaccioni sarà una fotocopia del fallimentare progetto di Luis Enrique? Giovani promesse. Tante chiacchere, molto marketing ed inutili fronzoli intorno a poche certezze. Il campo sta parlando, ma gli accenti dei protagonisti sono sbagliati: asturiano in terra romana, romano in terra meneghina. I risultati non tornano.
  • Per la prima volta leggo la scritta rossa dietro la maglia senese di Ze Eduardo: "Ze Love". Nessuno gli ha detto che la parola "Love" è passata di moda? Al passo con i tempi sarebbe stato un cuoricino telematico: Ze minore di 3.
  • 3. Come i punti della Roma a Cagliari. Come i gol segnati da Tavolino, che con questa grande prestazione raggiunge Klose, Hernanes e Gilardino nel conto delle reti marcate. Dopo il "Cobra" Tovalieri, la "Biscia" Tavolino? Lo avete comprato al Fantacalcio?
  • Da oggi si sostituirà l'espressione "più forte sulla carta" con "più forte a tavolino"?
  • Teorie dietrologistiche affermano che Cellino abbia acquistato al fantacalcio Stekelenburg e la scenata del comunicato e della sospensione sia solo frutto dell’esasperazione nel vedere la porta del romanista violentata ad ogni giornata di campionato. Non era forse meglio mettere in panchina Stekelenburg e risparmiarci questo colpo di teatro? 
  • Fonti ben informate dei fatti dicono che il povero Cellino sia caduto preda di un raptus fantacalcistico e abbia acquistato tutta la triade portinara romanista: Stekelenburg, Goicoechea e Lobont. Per quanto riguarda il comunicato, allora, come dargli torto? Voi ce l'avete mai avuti i portieri di Zeman al fantacalcio? Sapete cosa voglia dire? Se la risposta è no siete pregati di non giudicare il povero Cellino.
  • Ciellino e Cellino, dov’è la differenza? Chi è il presidente del Cagliari e chi quello della Regione Lombardia? A quando dieci domande a cui dover rispondere, confezionate da Repubblica per il presidente del club sardo? Che rapporti ha Cellino con Daccò e, soprattutto, Dodò avrebbe giocato titolare? O la trasferta era solo una vacanza pagata a spese della società giallorossa?
  • Un’interpretazione personale: Cellino ha ragione nel torto. Il presidente del Cagliari si è comportato come avrebbe fatto qualsiasi altro suo collega nello stivale calcistico italiano. Le tifoserie organizzate italiane come si sarebbero comportate in una situazione simile? Io credo che si sarebbero tutte unite attorno alla proprio società. In Italia ci piace tanto dividerci calcisticamente in "noi" contro "voi". E gli infami e gli stronzi sono sempre schierati dall'altra parte del campoAssistiamo ogni giorno di più alla scomparsa degli avversari e all'avvento dei nemici. Se Cellino fosse stato il vostro presidente come vi sareste comportati in una situazione di tale empasse?

  • Il problema non è Cellino. Il problema sono tutti i presidenti del calcio italiano. Sono la Figc e la Lega. Se dopo questo atto scandaloso non si provvederà ad analizzare seriamente la situazione stadi in Italia, i tre punti regalati alla Roma, le decantate condanne penali al presidente e alla società sarda serviranno a ben poco. Cellino sarà il semplice capro espiatorio in  una combriccola di matti. 
  • Dietro ogni presidente italiano è nascosto un Cellino potenziale. Altri sono molto peggio. Si è arrivati a questo punto esclusivamente per i deliri personali di un presidente? Quando in Italia la squadra vincitrice del campionato non riconosce sentenze della giustizia sportiva e norme di convivenza comune, che colpa hanno gli altri di credere che tutto gli sia permesso?
  • Seguendo i dettami del Vangelo secondo Conte, Agnelli di Dio che togli i peccati dal mondo, Cellino avrebbe dovuto dichiarare :" Le autorità competenti considerano lo stadio inagibile, noi siamo di diverso avviso, per la nostra società lo stadio è agibile....sul campo". Poi tutti al parco a seguire la squadra con i telefonini e a dare indicazioni alle poche persone presenti dentro lo stadio su come esultare e fare il tifo.
  • In questa sbornia calcistica in cui gli invitati a banchetto sono giornali, presidenti, istituzioni e dirigenti gli unici a farne le spese sono come al solito i tifosi. Dimenticati dalle istituzioni e sfruttati a piacimento dal proprio presidente quelli del Cagliari, presi in giro e soddisfatti quelli romanisti, penalizzati e sgomenti gli altri. 
  • Una partita vinta a tavolino e non giocata non è un danno per tutti i club di Seria A?
  • Beretta dice: "Non ci sono stadi aperti in deroga alle norme". Facciamo finta di abboccare alla storia degli impianti. Ma io mi chiedo: è possibile che una squadra come il Napoli giochi in un campo di patate come quello di una domenica fa? E che il manto di San Siro, pavimento di casa di due tra le più titolate squadre europee, versi in condizioni peggiori di un campo di seconda categoria?  


  • Intanto in Spagna il derby di Madrid tra Real e Rayo Vallecano è stato rinviato per un sabotaggio all'impianto elettrico. C'è chi parla addirittura di attentato terroristico. Si recupera la partita oggi. Splenderà nel buio il raggio del Rayo? (Purtroppo il lampo non ha brillato, il Real si è imposto per 0-2; i giornali spagnoli abbondano di metafore illuministe "Una victoria sin excesivas luces", "Ramos vio la luz /Ramos ha visto la luce"; similmente dalle nostre parti per un po' di tempo ci dovremo accontentare del già tanto inflazionato tormentone Tavolino).
  • Il Barça è momentaneamente a +11 (ora a +8, ndr). Salvato contro il Granada da un gol di Xavi all’88° (poi la partita è terminata 2-0). I giornali spagnoli hanno messo in risalto un battibecco tra Messi e Villa per un passaggio di prima non avvenuto. Polemiche che fanno da contorno al calcio giocato e ricordano le recenti frizioni tra Allegri e Inzaghi. Tutto il mondo è penisola calcistica. 
  • L'anno prossimo pochi ricorderanno il bel gol di El Shaarawy, la buona partita della Lazio e il gol inaspettato di Borriello, la prestazione del Siena e il rigore parato a Diamanti da un sempreverde Pellizzoli. Ma nessuno scorderà le liti rossonere, le veline, Conte e le sentenze, Lotito e le polemiche, Cellino con il suo comunicato, l'ordine pubblico e le partite vinte a tavolino....che brutto calcio che ci aspetta. 



lunedì 17 settembre 2012

Un lunedì da cialtroni: esultanze, ammonizioni e yogurt

Rubrica che sintetizza rapidamente, alla nobile maniera delle chiacchere da bar, il calcio giocato e parlato nel fine settimana appena trascorso:


  • Mio padre, romanista, dopo la vittoria dell’Atalanta a San Siro: "Con questo risultato, il successo della Lazio a Bergamo acquista più valore". La mania giornalistica di revisionare i risultati a posteriori ha contagiato anche lui. 
  • Al terzo gol del Bologna ero fuori casa. Un mio amico mi dà la notizia grazie all'aggiornamento internet sul cellulare. Una smorfia del tifoso romanista allo stadio, in tempo reale, si trasforma in un sorriso, in differita, a chilometri di distanza. La forza della tecnologia.
  • Con l’abbandono di Ibra il Milan sembra trovarsi in una situazione di crisi simile a quella vissuta dall’Inter post-Mourinho, senza però essere stata, nell’ultimo ciclo, vincente come la sua rivale. 
  • Il problema dell’Inter era non aver cambiato nulla dopo l’addio del portoghese. Sarebbero dovuti arrivare Kuyt e Mascherano. Arrivò solo Benitez che, tra l'altro, si ritrovò con lo stesso organico mourninhano. Il problema del Milan, al contrario, è di aver effettuato una rivoluzione a metà. Preso coraggio, partiti i fuoriclasse della rosa, i nuovi rinforzi sono solamente delle controfigure. Meglio sarebbe stato inserire attori emergenti e vivere un anno di purgatorio serenamente, puntando al futuro. Erano proprio indispensabili Pazzini e Bojan?
  • Contro il Chievo Verona due gol molto belli di Hernanes, che ha però diversi problemi nell'esultare. Al primo gol, il difensore avversario Sardo protesta animosamente rincorrendolo e facendogli notare che avrebbe dovuto fermare l'azione perché Mauri era a terra. Al terzo gol, invece, il brasiliano è braccato dai compagni di squadra Cana e Candreva che vogliono festeggiare abbracciandolo. Hernanes si libera con forza, li scansa quasi prepotentemente, perché gli impediscono di eseguire la sua classica esultanza con annesso salto in aria. Tra arbitri, avversari e compagni non si può più esultare in santa pace.
  • All’Olimpico Lamela sigla il momentaneo 2-0 per la Roma. I giocatori del Bologna protestano perché un loro compagno era a terra durante l’esecuzione del tiro dell’argentino. Colpevole non è Lamela, che giustamente finalizza l’azione (come Hernanes a Verona), ma gli avversari che quasi si fermano,convinti che l’attaccante giallorosso avrebbe stoppato l’azione.

  • Mettere palla fuori perché un avversario o un proprio compagno si trova a terra è una brutta abitudine mascherata da fair play. Molte persone approfittandone chiamano “esperienza” il rotolarsi doloranti sul terreno di gioco, guadagnando tempo e facendo fermare l’azione. Giocassero a rugby si rialzerebbero dopo un secondo. In quello sport sembra che la stessa pratica la chiamino “debolezza”. Punti di vista.

  • A Genova Immobile viene ammonito inspiegabilmente dopo aver siglato il vantaggio sulla Juve. L’attaccante genoano era andato ad esultare sotto gli spalti dei propri tifosi. Colpevole di aver condiviso con il proprio pubblico la gioia del golAncora più incredibile in Germania: nello scontro tra Hannover 96 e Werder Brema, Huszti segna in rovesciata al novantatreesimo il gol del 3-2 che chiude la partita all'ultimo respiro. Orgasmo del calcio. Sogni di bambino che si realizzano. Il premio? Un’espulsione per somma di ammonizioni istantanea: la prima per essersi tolto la maglietta, la seconda per essersi arrampicato sulla gradinata della propria tifoseria. 


  • Questo è il calcio che sogniamo? Un fiume di ammonizioni per esultanze, gioie e gol? Mi ricordo anni fa che Messi fu multato per aver mostrato una scritta di ringraziamento alla propria mamma, sotto la maglietta da gioco. La Fifa e le varie Leghe non perdono occasione per parlare di fair play, del rispetto, della gioia di giocare a calcio ma allo stesso tempo continuano a reprimere azioni che sono vitalità per questo sport. Sbaglio o la pubblicità della “Seria A Tim” mostra dei bambini che giocano a calcio, sorridono, corrono ed esultano in maniera gioiosa dopo un gol? Alcuni levandosi addirittura la maglietta? Perché allora continuare ad ammonire ed espellere goffamente dei giocatori che sono rimasti solamente dei bambini felici? Come sempre i Palazzi predicano bene e razzolano male.
  • Nella giornata appena conclusa erano due i derby ospitati da capitali europee. A Londra si giocava Qpr-Chelsea, finita 0-0. La nuova squadra di Julio Cesar ha fermato la squadra di Di Matteo nel primo pareggio stagionale in Premier League dopo tre vittorie consecutive. Il Chelsea rimane comunque primo a dieci punti, seguito dalla United a nove. Il Qpr naviga ancora in bassa classifica; solo due punti in quattro partite, come il deludente Liverpool di Suarez e Borini. 
  • A Madrid, invece, era di scena il “derby povero” tra Atletico e Rayo Vallecano, finito in goleada: 4-3 per gli uomini di Simeone. Anche il Barcellona ne fa quattro in trasferta contro il Getafe e consolida ancora di più il primato; quattro partite e punteggio pieno, seguito in vetta dal Malaga a due distanze. Incredibile sconfitta del Real contro il Sevilla per uno a zero. Adesso le merengues sono a meno otto dai catalani.
  • I giornali spagnoli pro-Casa blanca esorcizzano i passi falsi, ricordando che l’ultima volta che il Real era partito così male in Liga finì vincendo la nona Champions League. Vedremo martedì contro il City di Mancini come inizierà la stagione europea per Mourinho e se le profezie giornalistiche si avvereranno.
  • Facendo zapping tra le varie partite, cambio su “Diretta gol”. Trevisani è il telecronista di Genoa-Juve. Immobile si mangia clamorosamente un gol davanti Buffon scatenando più commenti:” Immobile ci ha messo quaranta minuti prima di tirare”,“ Incredibile che un giocatore fortissimo come lui nell’uno contro uno si possa divorare una chiara occasione da gol uno contro zero”. Ormai molte telecronache hanno raggiunto il livello di discussione da bar tra amici. Molti opinionisti cercando nuovi gerghi, innovazioni linguistiche e sintattiche fanno rimpiangere sempre di più la sobrietà dei fasti delle epoche telecronistiche passate. Una volta, addirittura, ho sentito un commentatore sentenziare, dopo una goffa azione:“Male male”. Un tormentone dello slang calcistico da spogliatoio che oramai ha invaso le strade e le piazze delle parlate giovanili. Questo è ciò che ci meritiamo dalla modernizzazione del calcio? Un pensiero personale, con parole non mie: “Male male!”.



  • Già diventato tormentone di internet il video degli spot nipponici di Nagatomo. Esilarante il modo in cui il terzino dell’Inter si cala in un ambiente da “manga liceale”. L’effetto pubblicità da yogurt ha già maturato i suoi tardivi frutti con Ferrara (testimonial Danone qualche anno fa), che con la Sampdoria ha centrato la sua terza vittoria consecutiva. Fermenterà allo stesso modo la classifica dell’Inter? I tifosi ci sperano, l’unica differenza è nella data di scadenza dello yogurt di Nagatomo, compagni e Stramaccioni. Sulla loro di confezione è scritto a lettere cubitali: da consumarsi il prima possibile.