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lunedì 28 gennaio 2013

Lunedì da cialtroni: poliglotti, oriundi e giornalismo sportivo.


- La giornata calcistica inizia con una sorpresa. Il Chievo espugna l’Olimpico. Gol di Paloschi. Una Lazio troppo timida sembra avere la partita in mano, almeno a livello psicologico, ma dopo lo svantaggio crolla e incespica affannosamente per trovare un pareggio che non arriva. Mauri e Hernanes lasciati in panchina in vista del ritorno della semifinale di Coppa Italia contro la Juve che per i biancoazzurri, fino adesso, è la partita più importante dell’anno.

- Petkovic leggermente criticato per le sue scelte, ma la rosa è “ampia”, gli impegni sono molti e alcune partite si devono anche vincere senza i pezzi da novanta.

- I commentatori sportivi ogni partita ampliano il curriculum intellettuale dell’allenatore bosniaco. All’esordio Petkovic parlava cinque lingue, ultimamente ho sentito alcuni telecronisti attribuirgli la padronanza di otto lingue. A fine campionato saranno undici. Chissà se il lotitese è tra queste.

- Sport preferito dai giornalisti: trovare l’anti-Juve. Dopo il pareggio dei bianconeri contro il Genoa forse lo scettro di antagonista della Signora è definitivamente passato al regno di Napoli. 

- Se il Napoli è l'unica anti-Juve sul campo le dichiarazioni e l’atteggiamento provocatorio di Conte, non abituato a scelte arbitrali sfavorevoli, hanno creato un fronte compatto anti-Juve, fuori dal campo. Milan, Inter, Genoa, tifosi di tutta Italia, dirigenti di diversi club. L’anti juventismo fuori dal campo è un collante nazionale da Milano alla Sicilia.

- Altro tormentone giornalistico della prima metà di stagione era: "la partita più bella dell’anno". I cronisti, presi da raptus cinematografico, catalogavano le partite a seconda della loro bellezza oggettiva e assoluta. Dopo Roma-Fiorentina il verdetto era unanime. Le due sorprese del campionato, la partita più bella. Sorvolando sul fatto che di partite belle, in egual misura, ce ne erano già state (Juve-Inter, Lazio-Roma), mi stupisco come oggi nessuno ritiri fuori quel refrain alla moda.
Se cercate su Google “Bologna-Roma, la partita più bella dell’anno” avrete scarsi risultati. Questo per capire quanto valore hanno le parole nel giornalismo sportivo. A mio avviso, la partita tra i giallorossi e i rossoblù entra di diritto tra i match indimenticabili di questa stagione. Che Sky, Repubblica e gli altri pappagalli dicano quello che gli pare.

- Forse il problema è che sulla panchina del Bologna siede Pioli, non il carismatico Montella, quindi la partita di domenica non è degna di allori e di titoli a caratteri cubitali.

- La Fiorentina sorpresa del campionato? Dopo tutti i fronzoli, i complimenti, le smielate interviste al sor Montella sembra proprio che ‘sti giornalisti gli abbiano portato iella (per dirla alla maniera dell’Aeroplanino). Si può dire che il giudizio era affrettato?
(Scusate ma da laziale ancora sto rosicando per la partita del Franchi di andata con gol regolare di Mauri e rigore non dato su una mano di Cuadrado).

- Zeman sarà diventato anche presidente della RepubblicaCeca, ma continua ad avere seri problemi sulla panchina della Roma (si parla di probabile esonero, Malesani e Giampaolo gli eventuali sostituti!!!)

- “Ci siamo svegliati tardi, credevamo si giocasse alle 3 invece si giocava alle 12.30”. Non si capisce se l’affermazione del boemo, nel post-partita, sia una battuta o la realtà. Nel caso fosse una buttata, è mal riuscita, perché la Roma è andata in vantaggio per due volte, quindi casomai si è appisolata nel corso della partita. Se è la verità bisogna dire a qualche dirigente di mettere indietro le lancette sull’ora italiana e spostarle dal meridiano di Disneyland.

- “Abbiamo preso un punto alla Lazio”. Un Zeman estremamente positivo dimentica però di aver perso una posizione. Adesso anche il Catania è davanti ai giallorossi, ottavi in classifica.

- Lo ammetto: Zeman ha deluso anche me (sono un laziale atipico, sportivo quanto basta). Questa stagione speravo in un boemo in fiamme su tutti i fronti: campo, tattica, mentalità, valori dimenticati del calcio, fiato sul collo alla Juve, dritti e rovesci. Mi devo accontentare di interviste a mezza bocca, di discorsi presi per la tangente e della pubblicità della Volkswagen (dov'è lo Zeman rivoluzionario?). Fino ad oggi la cosa più bella di Zemanlandia, escludendo i risultati, è stato il siparietto con Pjanic nel derby.

- Dal nostro inviato nei barMa a ‘sto punto non era meglio Ranieri? Che quasi vinse uno scudetto e con le sue dichiarazioni post-derby “Ve state attaccà al fumo della pipa” "godiamo come ricci" è entrato di diritto nella storia calcistica di questa città, che di santi già ce n’ha troppi e di santoni non sa che farsene.

- Bologna-Roma è stata una delle partite più belle dell’anno anche grazie a Diamanti. Con i suoi due legni, prima dello scadere, ha regalato forti emozioni agli spettatori e qualche infarto ai tifosi giallorossi, lavoro peraltro svolto impeccabilmente da Goicochea (quello di far infartare i tifosi, ndr). A fine gara l’intervista al fantasista toscano è d’antologia. “Dispiace, dispiace, dispiace” riferendosi al pareggio. Sulle occasioni sfumate all’ultimo è da Oscar: “I pali fanno parte della porta. Ci sta.”. Chapeau (per dirla alla Pjanic).

- Appello: levate il vino ai telecronisti! Capisco la voglia di migliorarsi e di aggiornarsi usando anche un linguaggio più colorito e attuale ma certe volte mi sembra esagerino. Trevisani in Bologna-Roma se la prende con Sorensen “Nella difesa della Roma sbagliano tutti, in quella del Bologna solo Sorensen”, “Sorensen ha regalato tutti i gol alla Roma”.Il massimo arriva su un’azione d’attacco dei rossoblù, conclusa in malo modo dal difensore danese: “Ecco. L’unico intervento difensivo corretto di Sorensen durante tutta la partita, peccato sia nell’aerea sbagliata!”. Una frecciatina anche a Goicochea dopo un tiro di Diamanti direttamente da calcio d’angolo: “Ha fatto bene Diamanti a tirare, vedendo chi ha in porta la Roma!”.

- Nella sagra del post-modernismo sportivo non poteva mancare all’appello il "abbiamoindossatoilorojeansabbiamovistoilorofilmmastaserailcalciosiamonoi" de noanti  Fabio Caressa, sempre alla ricerca di un tocco di pepe per le su telecronache. Dopo aver commentato per tutta la partita Parma-Napoli con un tono da depressione cronica si sfoga sul gol di Cavani. “El Matadooooooooorrrr. Guarda, guarda che palla stupenda gli viene servita, l’avevo capito da come si muoveva che avrebbe fatto gol, guarda, smarca il portiere e segna, credo che da quella posizione Cavani non sbaglia un gol da quando aveva sei anni.”

- Angolo del trash: a Sky Sport vanno in onda le immagini di Anelka arrivato a Torino per le visite mediche.  Il calciatore, neo acquisto della Juve, porta un cappello invernale a mo' di puffo, occhiali da vista e leccalecca in bocca. Commento giornalista Sky: "Anche io porto sempre nella mia borsa un leccalecca, mi stupisce che lo faccia Anelka. Un intellettuale come lui!".


- Chiudiamo con l’ottima prestazione di Icardi. Quattro gol nel sei a zero della Sampdoria contro il Pescara. A fine partita i giornalisti subito lo incalzano sul discorso nazionale. Icardi può scegliere tra quella argentina e quella italiana. I giornalisti nostrani ovviamente mettono una buona parola su Prandelli. Come sempre qui in Italia gli stranieri li consideriamo italiani solo se fanno quattro gol a partita. Gli altri poveri cristi, nati e cresciuti in Italia, si mettano l’anima in pace.




giovedì 20 dicembre 2012

La playlist di Zeman



La aspettavamo da un po’, alla fine è arrivata.


Dopo il rock di Osvaldo, il reggaeton di Nico Lopez e la playlist del capitano, ecco quella di mister Zeman.

Vedi mo che te tira fori er boemo dicevamo al pub tra una rimonta subita e una rimonta fatta.

Il boemo è estremo si sa, per lui il 4-3-3 non è solo un credo tattico, ma un modo di vivere. Per Zeman oltre al risultato conta – sempre – il modo in cui ci arrivi, la costruzione, la velocità, l’estetica.

Allora t’aspetti una playlist di fuoco, pensi che se ne uscirà con qualche cannonata mettallara, oppure che ti andrà a sgamare un talento del jazz in Australia o in Sud America. Lo sai già che i fenomeni Zeman se li crea in casa, non li compra al mercato; quindi figurati se tirerà fuori i Rolling Stones o i Pink Floyd.

Fomentato appizzi le orecchie in modalità offensiva 4-3-3 e vai a spizzare il nuovo sito a stelle e strisce e vedi che il primo brano è "La donna cannone". Certo non è proprio quello che t’aspettavi, però sempre meglio del capitano che ha esordito con "Su di noi" di Pupo.

Dici vabbè, De Gregori è quello di “Nino non aver paura”, quella si che è zemaniana di canzone; è quello di “non è da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”. E’ lui, è il mister in persona.

Ma allora non poteva metterci questa nella playlist?

Il problema è che c’ha il titolo lungo  tutto il pezzo e te lo sai come è fatto il mister, non gli piace parlare. Da uno che dice cinque parole al giorno e comunica in tutt’altro modo, il cantautore non te l’aspetti. Ma in qualche modo Zeman è anche questo, il non te l’aspetti per principio.

Ingoi e mandi giù, pensando che in fondo il Pescara l’anno scorso ha iniziato così così e poi ha spaccato tutto, che il meglio deve ancora venire (no non è un auspicio che se ne esca con Ligabue).

Per il momento niente heavy metal, niente jazz, niente Steve Vai.

Dici vedi mo che te tira fori er boemo, ha tirato fuori Candela, Cafu, Florenzi, Tachsidis, scommetti che c’ha orecchio pure per i giovani talenti musicali?

Vedi che er boemo te sgama subito se c’hai l’X factor.

La seconda canzone è "Streets of Philadelphia" di Bruce Sprinsteen. Si ok il Boss, ok è forte, ma di zemaniano che c’ha?

Magari la grinta, la voglia di non fermarsi nonostante l’età, però Bruce Springsteen tutto sto zemaniano non è. Casomai è più un autore che strizza l’occhio alla dirigenza americana. Born in the Usa. Ma qua stamo a Trigoria mica a Filadelfia. Stavolta sbuffi. Ancora non c’è traccia di quell’intuizione che solo lui sa, di qualche scoperta che ne parliamo tra dieci anni.

Non c’è traccia ancora del Damiano Tommasi sull’iPod del Boemo.

Traccia numero 3: "Wish you were here" dei Pink Floyd. E già se semo sbagliati perché eravamo convinti che il biscottino classic rock er boemo non te lo dava. Però ce sta. Magari da uno come lui t’aspettavi più un "The Wall", magari pure dal vivo; perché dal boemo t’aspetti uno spettacolo a tutto campo che vada oltre il risultato.


Magari i Pink Floyd, che spettacolo e risultato l’hanno sempre abbinato e in carriera fino ai tempi di Roger Waters non hanno toppato una virgola, sarebbero dovuti essere un riferimento per Zeman. Perché a dilla tutta er boemo npar de toppe l’ha prese, tipo all’Avellino o al Napoli.

Perché a esse sinceri, in vita sua Zeman non ha mai vinto manco a briscola al centro anziani de Praga.

Però in fondo "Wish you were here" è un pezzo sull’amicizia e su un gruppo d’amici; sotto sotto un po’ di Zeman c’è. 

La botta t’arriva con "Boheamian Rapsody" dei Queen, che oltre alle orchestrazioni vocali, di zemaniano c'ha ben poco. Giusto un po’ le parole dell’intro quando dice “Any way the winds blow, doesn’t really matter to me”. So Zeman e il sistema non mi sfiora. “Because i’m easy come easy go, a little high a little low”, altalenante come i risultati ma soprattutto “Is this the real life? Is this just fantasy?". Sta accadendo davvero o è tutto un sogno? Ma non vincevamo 2-0 al primo tempo e ora perdiamo 2-3?

Semioticamente ci può anche stare Bohemian Rapsody nel pantheon zemaniano ma se analizziamo il contesto vediamo che i Queen erano un gruppo già affermato, che lavorava con una major discografica (la Juve?) e che confezionavano un successo annunciato a colpo sicuro. Senza rischi di rimonte o contropiedi. Ma soprattutto, gruppo basato su un leader maximo, principe assoluto della scena, piuttosto che su un’orizzontalità musicale. No al calcio moderno, no all'impero dell'industria discografica!

Certo meglio Bohemian Rapsody che ritrovarsi in scaletta Born in the Usa. Ma il boemo dandy non regge.

Con lo scorrere delle tracce piano piano affiora l’idea che er boemo con l’iPod sia molto più Mourinho che Zeman. Il vero Zeman gli direbbe all’ iZeman che so boni tutti a fa’ le playlist con i successoni, che manco i sceicchi der Manchester City o del PSG.

Viene da pensare che c’è lo zampino di Pallotta, che per non correre rischi di vedersi scritti sulla playlist del mister i jazzisti alla Coleman, i mettallari alla Tool o qualche leggenda finita male tipo Pastorius o Hendrix ha cercato de mettece na pezza in nome de sto famoso progetto.

Poi però dirotti le bestemmie sulla traccia numero 5: "My Way" di Frank Sinatra.

Ma come? Ma Zeman non era quello contro il sistema, contro i poteri forti, quello lotta dura senza paura?
E nella playlist me ce metti un filo mafioso? Me ce metti il Moggi dello swing? Tanto valeva inserire Gigi d’Alessio, amico del pdl e dei camorristi italiani.

Anche se in parte, ancora una volta, lo salvano le liriche della canzone: “I did it my way”. Ho fatto a modo mio. Alla Zeman.



La playlist va avanti e passa per "Let it be" dei Beatles. Ancora Inghilterra, ancora major, un po’ Liverpool, un po’ Mourinho Special one.

Per noi non c’è speranza. Una batosta dietro l’altra quest’anno: oltre alla crisi, il derby, adesso anche la playlist de Zeman. E comunque una band di parrucchini me l’aspettavo più da Conte, ma lasciamo stare.

Con "No woman no cry" ti ringalluzzisci un attimo. Certo con tutti i capolavori di Bob Marley proprio questa dovevi mettere; proprio a essere banale a tutti i costi. Inoltre qualcuno dice che Bob Marley se faceva le canne e le canne so doping, e Zeman è contro er doping, quindi è incoerente. Solo che noi questi che ce provano a butta fango sul boemo li mannamo affanculo, primo perché so' della Lazio o della Juve, secondo perché ce rode e co qualcuno sa dovemo pià.

Whitney Houston e Tina Turner, poi, nemmeno stiamo qui a parlarne.

Ne manca una. Magari esce fuori il gol della bandiera: "Roma Capoccia".

Questa si commenta da sola: trovata pubblicitaria per tifosi acritici, la maggior parte. Scelta orrenda come i Ray Ban di Venditti.
Metti almeno la versione di Guzzanti, inventate una cosa per non finirla così. Peggio di Piris, peggio della dentatura random di Nico Lopez, peggio delle MS che si fuma Sabatini.

Ci puzza un po’ questa, e se stavi ancora a Napoli che mettevi 'O sole mio? Allora dillo che ce stai a pià per culo e la famo finita.

No no, ma vedi mo che te tira fori er boemo. Dicevamo.

Delusi, ci consolavamo pensando che il calcio per fortuna si gioca sui campi, non negli Ipod e nelle playlist.

E per motivarci un po' gliene dedicavamo una noi al Mister. “Bohemian like you” dei Dandy Warhols.



Perché alla fine rimonte, sconfitte, nebbie e tramonti contano poco se comunque “ we like you, yeah we like you, and we’re feeling so bohemien like you”.

Crash e Mikey Dread

giovedì 13 settembre 2012

Lo stadio e l'Ipod


Articolo scritto da Andrea Crescenzi:musicista, romanista e pionere in Italia del modulo aggressivo di Iss Pro Evolution soccer con Roberto Carlos punta esterna (altro che tikitaka, altro che Luis Enrique, altro che Zeman) e da Emiliano Pizzicanella: musicista, rudeboy e juventino atipico, tra l'altro traduttore di questo pezzo dal romanescho-frascatano all'italo-romano. 

Lo stadio della Roma a Testaccio. Dietro al Gazometro, al posto dell’antico campo. Un Gazometro rimane in piedi, l’altri tre li buttamo giù e ce famo parcheggio, McDonald e Roma Store.
Anvedi sti cazzo d’americani, fanno sul serio allora!
E’ il progetto.

Mica come gli sceicchi del Paris Saint Germain, che pia e buttano i soldi manco stessero a giocà a Monopoli.

Questi non so arabi, so americani. I soldi li vogliono fa'. C’hanno proprio la cultura del Soldo: se fai i soldi sei Benedetto (Thomas Di?) dal Signore, tanto che te lo scrivono pure sul dollaro In God We Trust. Ce credono davero questi, alla pecunia.

E’ il progetto, il progetto de Dio.

Questi non so arabi, so americani. C’hanno l’Ipod, mica quella sciarpa da zecca che tu e l'amici tua ve compravate allo zoppo dietro Termini o a via Sannio.

Arrivi allo stadio con la macchina e parcheggi comodo comodo sotto a un multipiano a forma de Crisby McBacon, giallo come il sole e rosso come il Ketchup. Si sa, il progetto vuole tradizione e innovazione a braccetto, marcati stretti, come lo Stewart delle macchine che manco sei sceso già t'ha sfilato 5 Euro.

Ma famme sta zitto che sennò me dicono che so antico.

Poi sali, passi in mezzo alla zona Disney, che non sia mai tuo figlio non se compra lo zucchero filato a forma de Capitan Futuro, fai una foto a tua moglie con la bambola gonfiabile di Ilary Blasi, e mentre l' amico tuo continua a ripetere Gajardi sti cazzo de americani vedi il Tomtom con la voce di Carlo Zampa e i preservativi a forma de lupacchiotto.

Ma a partita? 'Nsa vedemo più?
Ma che te frega qua c’è l’aria condizionata, e poi i giocatori entrano tra mezz’ora.
Ma che cazzo vor di? Noi je damo er fiato, je scallamo o stadio, impressionamo l'avversario co a fiatella da pane e frittata.
Ma quale panino! Mangiamo al ristorante del secondo anello. Quello con le cucine etniche.
Le cucine etniche? E io col panino frittata e wrustel de mamma che ce faccio?

L'amico mio non risponde perché ha trovato la zona deodorante: ce stanno stick e spray co l’odori de li mejo fior fior de giocatori de sta città: Totti, De Rossi, Destro e Burdisso, che poi spiegatemi perchè dovrei voler avere lo stesso odore di Burdisso.

Ma ecco che spunta il faccione di Osvaldo, che come un'icona pagana sovrasta l'ingresso della zona Ipod.
Ma mò che centra aaaRoma co aaaDisney e co l’iPod?
Ma non è che Lamela è 'na mascotte? Ma non è che se lo semo preso pe fasse regalà du MacBook?

Ma famme sta zitto che me dicono che non ce capisco niente de sta roba moderna.

Una volta all'Olimpico il massimo che trovavi era il paninaro affianco ai cessi che te dava l'oddog mezzo tiepido, il tipo del Borghetti e quello che te rivendeva la stessa bottiglietta d’acqua che le guardie t’avevano sequestrato all'entrata. Roba normale, pe capisse.Ma vabbé dai, sarà er progetto; vedemo n’attimo.

Dentro la zona IPod ce stanno tutti Ipod, e la faccia di Osvaldo che c'entra?


Da oggi le playlist dei giocatori giallorossi  a disposizione di tutti i tifosi su iTunes. Si parte con quella di Pablo Daniel Osvaldo.

Daje che entramo dritti dentro all’iPod der Johnny Depp de Trigoria, der Pupone e de Capitan Futuro.
Me ricorda Sky che pia e te imbocca dentro lo spogliatoio, cinque secondi de prepartita. Giusto il tempo di immortalare tatuaggi addominali depilati e mutande, le stesse mutande che Beckham pubblicizza per H&M.
Me ricorda il reality Campioni, quello che mandavi er messaggio e costringevi Ciccio Graziani a sostituì Cristian Arrieta co Diego Armando Maradona Jr.

Comunque Osvaldo se sente i classiconi del rock: Led Zeppelin, Pink Floyd e Guns’n’Roses, altro che Balotelli col rap de Drake.
Certo  che se lo stesso messaggio da Campioni lo potessi mandà io a Pablo Daniel gli direi che manco a Virgin Radio so così banali sulle playlist. Manco fosse un dodicenne che s'è comprato la chitarra elettrica l'altro ieri.

Pensasse a giocà invece de fa il rock'n'rolla della situazione. Ma famme sta zitto che me dicono che so datato.

E’ il progetto.

Se Osvaldo non se sente Uotta Uotta Lov lo scudetto non lo vincemo, parola di James Soprano Pallotta. Lascialo fa che ce capisce de sta roba, de brand marchi nomi sordi cda cdequa cid transazioni impicci Ipod e Tom & Jerry.

Nel frattempo mancano cinque minuti alla partita, avemo speso mezza piotta, puzzo come Burdisso dopo il derby e manco se semo magnati un cazzo.

E’ il progetto; sì, il progetto de mette la statua della libertà al centro der Colosseo.


Andrea Crescenzi, Emiliano Pizzicannella.

lunedì 10 settembre 2012

Finché c'è Zeman c'è speranza


Ospite di questo blog Mario Savina, un caro cugino lupacchiotto.

Questo è un blog di un laziale, e io laziale non lo sono proprio. Sono romanista, lo sono da sempre, con moderazione, senza eccessi, senza slogan, ma da sempre. Mi piace lo sport in generale, calcio incluso, ma non ho nessun gladiatore tatuato sul bicipite, né catenine con lupetti d’oro con un piccolo rubino rosso al posto dell’occhio. Sono uno che segue il calcio perché è bello fare due chiacchiere con gli amici, sfotterli quando si vince, essere sfottuti quando si perde. Perché di calcio parli con tutti, non importa il paese d’origine o l’età. Sono uno che ama lo sport, i valori che questo porta con sé, sono uno che ha giocato a basket per anni perché è uno sport per gentleman, sono uno che rispetta l’avversario e accetta la sconfitta, però…QUEST’ANNO VE FAMO ER CULO!

Zeman! Potete di quello che ve pare, che è pure vostro, che ha allenato più er Foggia de quanto abbia allenato la Roma, che nun ha mai vinto ‘n cazzo, che a dilla tutta la sua prima squadra era a Palermo, ma a noi non ce cambia assolutamente niente, er Boemo è roba nostra, come er Colosseo e la fontana de Trevi, come Roma Capoccia e la Lupa Capitolina.

Zeman, anzi, Zema, è romanista, punto. “Ole, ole, oleoleoleeee, Zema, Zema!” Il romano, si sa, non c’ha un buon rapporto con i suoni tronchi, Bar-Bare, Film-Filme, SUV-Suvve, così anche Zeman se deve adeguà, Zeman-Zema.

Dopo ‘n anno de tikitake, solo all’idea de potè vedè na verticalizzazione, il tifoso romanista è corso in massa a sottoscrive l’abbonamento pe’ na stagione che se preannuncia piena de arti e bassi, de stelle e de stalle, de gol-go fatti e subiti. E che importa se già alla prima giornata pareggi due a due co du’ gol-go in fuorigioco? 

Che importa se ancora prima de inizià il campionato ce sta l’intero quadro dirigenziale della Juventus che te pia per culo, proprio loro che se piano per culo da soli co sta storia dei 30 scudetti, dei 10 mesi de squalifica de Conte (mai cognome fu meno azzeccato)? A noi dei conti non ce frega niente, a noi ce piacciono i Baroni, intesi come Liedholm e i marchesi intesi come Alberto Sordi.

Zema è più de ‘n allenatore, de un Mister-Miste, è un maestro, un Guru, un santone, un Dio. Pure un comunista se serve a fa incazzà quarche giornalista scemo de Libero. A noi ce fa piacere, sapè che fra un assenzio e l’altro, nella redazione del giornale de Berlusconi, pure loro, così lontani da Roma, se sentono toccati da st’omo-totem, da sta faccia rugosa e da sta voce cavernosa intagliata nella nicotina. Che è per caso uscito un articolo su Petkovic? Quarcuno s’è interessato ai suoi trascorsi, alle sue abitudini, alle sue denunce? Che poi, tra de noi se lo potemo pure dì: ma chi cazzo è Petkovic? No perché, campanilismo a parte, sur serio, ma chi cazzo è?

Non importa, se stava a parlà de Zema no? Der guru, de quello che, io avendo 10 anni nel 1997, non avevo mai veramente potuto capì fino in fondo, ma che ar Bar-Bare prima o poi esce sempre fori, “Me ricordo quando c’era Zema”, “Se te devi pià Luis-Luisse Enrique-Erriche, a sto punto pijateZema, armeno te diverti”. Ecco sto fatto dell’ “Armeno te diverti”, m’ha sempre stuzzicato la fantasia, m’ha sempre riempito de gioa, de speranza. Se er vecchio ‘mbriaconeder Bar-Bare, se poteva ancora entusiasmà de fronte a un semplice nome de un Boemo, allora voleva di che il calcio poteva ancora esse ‘no sport-sporte,‘n divertimento, no spettacolo, ‘na festa.

A dì la verità dopo la prima partita, più che er soriso del vecchio ‘mbriacone m'è venuta alla mente ‘na frase de ‘nlaziale, de uno de quelli che del bel gioco non je ne po’ fregà de meno, che poi non è colpa sua se quando io c’avevo Spalletti, lui c’aveva Rossi o Reja, però m’è venuta in mente fulminea, “Co Zeman nun se vince ‘ncazzo”. Come se senza avessimo mai vinto qualcosa. Ecco a me sta guera tra poveri, tra morti de fame, tra du squadre che se dovessero sommà i trofei non raggiungerebbero comunque quelli della Pro Vercelli, m’ha sempre messo na certa tristezza, ‘n senso de malinconia.

I laziali continuano a comprà solo frutta DelMonte, passate de sugo e pelati Cirio, i romanisti, seppure sia ormai altissima continuano a pagà la polizza INA assitalia per la loro Mazda, perché in qualche modo, ste piccole cose je ricordano un’epoca lontana, prima della crisi, prima de Cragnotti e prima der crack della Italpetroli, prima de diventà spa, prima der ventunesimo secolo, o subito dopo, prima de calciopoli, prima dei 30 scudetti e de Vieri pedinato, prima de “poporoppopopooopo”, prima dei video dalla curva con l’iPhone, prima della tessera der tifoso, degli striscioni faxati e prima de tutto questo c’era un solo uomo che c’è pure adesso e che se po’ permette de girà a testa alta: Zema!

Lui per un po’ è sparito, l’hanno fatto sparì, l’hanno rilegato a un calcio infame, pieno de terra e de turchi, un calcio minore ma più pulito, più normale. E lui, Zema, s’è stato zitto, ha lavorato, s’è invecchiato continuando a fumà come tutta la tribù de Toro seduto, fuori dalle cronache aspettando de tornà, prima o poi nel calcio che conta. E per lui, l’ha detto subito, il calcio che conta è la Roma, che voi o non voi, pe culo o per bravura, è stata fuori da tutti questi scandali e scandalucci degli ultimi anni e che solo così se po’ merità il boemo.

E adesso ci siamo 3 a 1 all’Inter-Inte, e pure il più scettico degli scettici mo, quantomeno sta zitto e guarda, in attesa del primo passo falso, del primo 4 a 0 in casa, che ci sarà, perché Zema è anche questo, Zema è come un’abbuffata quando c’hai fame, un piatto de bucatini dopo un anno de Luis Enrique, na cacio e pepe senza acqua de cottura: il mal de pancia lo devi mette in conto, ma chi se ne frega! E chi se ne frega pure se Zema mente, sapendo di mentire quando dice che la Roma è al completo, che Piris è un vero giocatore di calcio e non il vincitore del concorso “Gratta e Sabatini”, che Dodò recupererà presto e che Totti non gioca trequartista. Non importa quando ‘nbranco de pischelli corre che è na meraviglia, quando Florenzi se beve tutto il centrocampo dell’Inter e er greco sembra un colosso.

Non importa perché finchè c’è Zeman c’è speranza.

Mario Savina.