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giovedì 21 giugno 2012

Ieri : un altro mondo, un altro calcio. Oggi : Repubblica Ceca - Portogallo.


Mi ricordo da giovane agli Europei del 68, gli unici vinti dagli azzurri, quando il calcio era altra cosa e il mondo era un altro mondo, ma non bastava che fosse diverso da ora, si voleva cambiarlo radicalmente e sono sicuro che se avessero saputo che ci sarebbe toccata la drastica realtà attuale, i giovani sessantottini non avrebbero alzato un dito, preferendo un vile mondo borghese al capitalismo moderno di oggi.

Si ma che te ricordi? Non stavi a parlà dell’Europei? Sempre co ste storie de politica.
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A regazzì io er monno l’ho vissuto sulla mia pelle, non annà de prescia che arivo ar dunque.

Mi ricordo, dicevo, da giovane agli Europei del 68, gli unici vinti dagli azzurri, quando il calcio era altra cosa, che a quei tempi non avevamo bisogna di tecnologia, il calcio era semplicemente poesia. Due anni prima durante la coppa del Mondo che si chiamava ancora coppa Jules Rimet, l’Inghilterra si aggiudicò il suo unico titolo mondiale grazie a un gol fantasma. A quei tempi non giravano tutti questi soldi e un gol annullato o convalidato non spostava miliardi ma forse qualche quintale di gioia e muoveva qualche piccolo numero negli albi d’oro. Assistenti di linea e ausiliari del traffico ancora non esistevano.

Ma de che stamo a parlà der 66 o der 68 famme capì?

Ao il calcio è ncontinuo fluire, nt’agità mo arivo ar punto.

Insomma la tecnologia non esisteva, le regole di allora erano inconcepibili per i ritmi calcistici moderni.
Nel 68 passammo la semifinale contro l’Urss, la grande madre dell’est, grazie al lancio della monetina, dopo i tempi supplementari finiti in pareggio. I rigori non esistevano e sono stati inventati da un agente della Cia, qualche anno più tardi, in accordo con una lobby cestistica di Boston.

Un calcio che non esiste più. Hai capito? E non credere che sia finita qui.

In finale incontrammo la Jugoslavia. Nazioni che non esistono più, altri mondi, un altro calcio, il buco dell’ozono era il contrario del catenaccio, i palloni erano di ghisa, altro che Cristiano Ronaldo e il suo gel.
Lo stadio Olimpico era stracolmo. Pareggiamo zero a zero e sai che succedeva nel 68 se pareggiavi in finale? Dovevi rigiocare la partita. Un’ altra volta. Un altro calcio regazzì. Niente Di Biagio, niente Baggio, niente Ramos, niente Toldo e De Boer. Decideva la monetina, che io dico l’euro e i mercati finanziari sono padroni delle nostre vite e una monetina non può decidere l’esito di una partita?

Altrimenti se era una finale si rigiocava, altro che rigori. Come fanno ancora oggi in quella coppa inglese che non mi ricordo mai quale è, che so troppe le coppe in Inghilterra e a noi c’è rimasta solo la pubblicità della Tim per quella mezza competizione che chiamiamo Coppa Italia.

Siamo andati all’Olimpico. Siamo tornati a casa e due giorni dopo ci siamo ripresentati all’Olimpico per la ripetizione della finale. Adrenalina era una parola che ancora non avevano inventato. Deja vù, stress, marketing, show business non facevano parte del nostro vocabolario calcistico.

Hai capito sì? Che volemo fa voi che te parlo della Grande Olanda? Del Calcio Totale? Della Danimarca del 92 ripescata dopo l’esclusione della Jugoslavia?

Mo che c’avete voi regazzì? E pubblicità daa Nike, tiettele strette.

Prima de tutto ogni giorno a stesso storia. Secondo me stavo a pia ncaffè tranquillo ar bar non t’ho chiesto niente io, hai fatto tutto da solo e se proprio lo voi sape noi gioventù calcistica tecnologica di oggi abbiamo Repubblica Ceca-Portogallo.

Ma che stai a dì?

Devi sapere che per la nostra generazione questa partita è un cult. Ha un gusto vintage tecnologico. Ti spiego.
Per me il massimo dell’elogio di un calcio perduto sono i mondiali del 94, i primi di cui abbia ricordo. Romario, Bebeto, Baggio, Lalas, Ococha, Taffarel che si legge Taffareu. Siamo giovani e la memoria è giovane. Siamo stati costretti a crearci dei miti fittizi e tecnologici.

Repubblica Ceca-Portogallo è uno di questi.

Nelle estenuanti sessioni calcistiche digitali abbiamo sognato tornei, campioni, mondiali ed europei.
Eliminando Brasile, Argentina, Italia, Spagna e le corazzate dei club, Repubblica Ceca-Portogallo era un classico delle partite di Pes di livello medio-simpatico.

Hanno giocato un migliaio di finali tra amici. Nedved, Luis Figo, Joa Pinto, Nuño Gomez, Jan Koller e le sue sponde, Rui Costa e Karel Pobolski te sei portato i caschi.

Non servivano accordi, biscotti o combine. Se un tuo avversario sceglieva la Repubblica Ceca te sceglievi automaticamente il Portogallo.Il rosso accesso contro il verde. La speranza e il sangue versato in campo.
Oggi per noi giovani drogati di cerchio-triangolo-iccse-quadrato sarà come una finale casalinga e se non ci fosse stato l’odiato Cristiano Ronaldo nelle file dei lusitani avremmo tirato una monetina per scegliere chi tifare.

All’Europeo del 2004 sognavamo tutti una finale tra queste due grandi squadre, ma la Repubblica Ceca fu eliminata in semifinale dalla Grecia, vincitrice a sorpresa di quella manifestazione. Hai capito sì vecchiè? La Grecia. Mica solo voi avete avuto la poesia, la Danimarca, l’Urss, il Nottingham Forest e il Grande Toro. Noi abbiamo la Grecia, il Porto, l’Alaves, il Valencia eterno perdente e la Repubblica Ceca.

A regazzì vedi d’annattene va. Che quanno er calcio aveva er diritto de chiamasse tale sta squadraccia che dici te manco esisteva. Se chiamava Cecoslovacchia. Hai capito si? No come quelle pippe della Slovacchia che vi hanno passato la sveja a voi nuove generazioni nei mondiali del 2010. N’artro calcio, n’artro mondo.Cecoslavacchia, Jugoslavia, Urss.

Se i sessantottini per le strade ed i capitani di Urss e Italia nello spogliatoio avessero saputo che questo mondo e questo sport sarebbero finiti così, i primi sarebbero rimasti a casa, caldi in poltrona, ed i secondi avrebbero conservato quella monetina per tirargliela in fronte a Cristiano Ronaldo.
Goditi sto Repubblica Ceca-Portogallo che io me conservo i miei de ricordi.

N’altro mondo, n’altro calcio.

martedì 19 giugno 2012

El biscotto


Jesus Navas ha avuto la meglio su Mulino Bianco. Grazie alla nota fabbrica spagnola di “Dolcezze e fantasie futbolistiche” questa mattina il popolo calcistico italiano ha fatto colazione come di consueto: cappuccino, cornetto e giornale sportivo. Il biscotto è indigesto al nostro stomaco di complottisti prevenuti.
La nostra grande tradizione artigianale ci permette di criticare qualsivoglia nazione che provi a eguagliare le gesta tricolori. Il biscotto è pratica italiana, nella lingua e nel concetto. Gli altri hanno diritto solamente alle briciole.

Nei giorni precedenti alla partita Italia – Irlanda mi trovo in Catalogna. Il posto non è dei migliori per captare gli animi spagnoli ma nei quotidiani sportivi catalani e iberici non vi è quasi traccia della “galleta” ( biscotto).

Dopo il pareggio con la Croazia si evidenzia il fatto che gli azzurri siano in una situazione complicata e saranno obbligati a vincere contro l’Irlanda. Le ipotesi di passaggio, calcoli, regolamenti e virgole occupano piccoli riquadri esplicativi sotto le immagini della partita. Noi in anni di scarsa competitività siamo diventati esperti di classifiche avulsa, calcoli Fifa, lancio della monetina e teoremi di Pitagora. 

Il dibattito aldilà dei Pirenei ruota attorno al “nueve” e “falso nueve” ( Torres, Fabregas e modulo tattico) condito da molte critiche all’atteggiamento e  alle scelte di Del Bosque. Gli spagnoli essendo mediterranei, campioni d’Europa e del Mondo, hanno la stessa sindrome italica da bar. I tecnici da bancone superano in gran numero le alte cifre di disoccupati spagnoli. Anche se la percezione del calcio è differente.

Il risultato è, per loro, solo parte di una grande scuola filosofica calcistica. Per noi italiani un pareggio sofferto può essere motivo di gioie e critiche ( partite contro Spagna e Croazia) e una cattiva prestazione salvata da due gol su calcio d’angolo è motivo di grande entusiasmo e titoli d’elogio a caratteri cubitali. Per gli spagnoli al contrario la vittoria è un risultato sistematico che si raggiunge solo con la perfezione del gioco e l’analisi dettagliata della partita al fine di migliorare la prestazione successiva. Si parla di calcio giocato.

Quando la notizia del biscotto guadagna una minima visibilità in Spagna, il sentimento generale è lo stupore.
Le teorie complottiste si rivoltano contro noi stessi. Il refrain generale è : "Noi non siamo come voi".
La situazione irreale che si viene a creare è una sconfitta morale per il calcio italiano. Si dubita di altri professionisti, dimenticandosi che la partita con l’Irlanda si dovrà pur vincere, e si viene beffardamente smascherati.

“Noi non siamo come voi”. Nessun giocatore italiano ha provato vergogna.

Cosa avrebbe impedito agli spagnoli o ai croati di parlare di combine al contrario?

L’Irlanda era già fuori dal girone, la storia e il passaporto di Trapattoni parlano da sé. Se si analizza la partita si vedrà come i due gol sono nati da calcio d’angolo, di cui il primo regalato da una goffa parata dell’irlandese Given. Nell’ Italia dei moralisti si sarebbe gridato al “biscotto”, ma né Spagna né Croazia hanno minimamente dubitato della buona fede dei loro avversari.

La mentalità che plasma i nostri è riconoscibile nelle parole di Buffon nel dopo partita : “ Io tra 2 o 4 anni non sarò più qui, ma voi giornalisti dovrete ricordarvi della professionalità spagnola nel vincere senza calcoli contro la Croazia, siamo debitori di un bonus nei loro confronti”. Vale a dire: un favore in cambio di un favore. Un biscotto per un biscotto. Due feriti sono meglio di un morto. La nostra serietà è barattabile con la serietà altrui.
Un elogio della buona fede che smaschera la cattiva fede.

Ma queste affermazioni e analisi passano in secondo piano perché l’Italia ha vinto, sui giornali si sprecano gli elogi, Bonucci ha zittito Balotelli, abbiamo ritrovato la nostra nazionale e non importa se da qui a due anni ci ritroveremo nuovamente a fare calcoli per passare un girone mediocre come ad Euro 2004 e al Mondiale 2010 e se anche il nostro codice etico è una copia delle leggi orwelliane della Fattoria degli Animali potremo nuovamente allestire lezioni di morale e di bon ton per stanieri sui giornali e telegiornali nostrani.

Godiamoci il nostro cornetto e cappuccino quindi, perché se non cambiamo mentalità e atteggiamento il 1 Luglio  mentre altre nazionali si staranno giocando la dolcissima torta della finale di Kiev noi saremo costretti a mangiarci un biscotto che ci siamo serviti da soli senza neanche accorgercene.