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martedì 5 giugno 2012

For de porta.


Questa sera andiamo a mangiare a Genazzano. “Scusate ma Genazzano dove cazzo sta?”. Il festeggiato decide per una gita fuori porta, che per noi che siamo dei Castelli Romani e quindi idealmente già “ for de porta”, sarebbe più che altro una gita fuori dal cortile.

Non ci facciamo demotivare dalla domanda geografica di un nostro amico, ormai abituato a bazzicare solo Roma centro, perché da poco trasferitosi dentro “la porta”.

Siamo cinque maschi che vivono una seconda giovinezza ormonale. Va da sé che i discorsi vertano principalmente su ragazze e calcio. Con ampie ellissi tecnico-tattiche parliamo del passo felpato di una stangona mora o del doppio passo di Cristiano Ronaldo, della solidità della nazionale tedesca e della solidità fisica delle giovani di Berlino.

Prima di accomodarci al ristorante prescelto, di cui si dice specialità della casa siano gli spaghetti a “Coa de sorica” ( poi uno mica lo fa apposta a parlare sempre di calcio e ragazze), decidiamo di scaldarci con un aperitivo.

Sullo schermo trasmettono Russia – Italia, amichevole di preparazione agli Europei che si giocheranno a breve in Polonia e Ucraina, valida per le battute tra amici sulla questione del calcioscommesse.

Visto che, come accennato in precedenza, una palla che rotola è sempre una buona scusa per sentirsi esperti del momento, un bambino di sei anni, in piena maturazione di una sua personale coscienza calcistica si sente attratto dalla nostra presenza di finti filosofi e esordisce : “Perché tifate Russia?” “No guarda, noi non tifiamo Russia, solo che il mio amico, è un amante del bel gioco. Si sente, come tutti i maschi in età adulta, un tecnico da bar e suggeriva all’attaccante russo dal nome impronunciabile di tirare invece che allargare sulla fascia”. “Ma come amante del bel calcio? Io non tiferei mai contro la mia squadra. Ma perché hanno arrestato i giocatori? Ma arrestano anche Buffon?”.

Io credevo fosse difficile parlare con i bambini di sesso, guerre e morti, non credevo sinceramente lo fosse per il calcio. Ma fin qui mi sbagliavo.

Dobbiamo pesare bene le parole per non rovinare le grandi aspettative che un ragazzo di sei anni conserva romanticamente nei confronti di questo sport.

Smarcando con un doppio passo alla Edmundo il giovane che ormai ci marcava a uomo , veniamo incastrati dal padrone del bar che ci svela come lui sia un tifoso della Roma ma simpatizzante del Milan. “ So obbligato perché ce sta un regazzino del paese che gioca col Milan baby e quindi quando diventa famoso lo faccio sposa co mi fija e me paga er mutuo della casa”. Ormai se sono queste le emozioni che ci può regalare questo sport meglio interessarsi subito al salto in alto e al tiro del giavellotto.

Salutiamo e promettiamo di tornare dopo cena per un amaro.

A tavola come antipasto si parla della solidità tedesca e di come Neuer assomigli all’attore di Spider Man. Poi per il resto delle portate si parla di ragazze e di cibi locali.Il calcio ci viene servito solo di ritorno al bar. Mentre stiamo sorseggiando un buon amaro sentiamo degli strombazzamenti di clacson accompagnati da forti urla; il rumore proveniente dal fondo della vallata si sta avvicinando a noi.

La mezzanotte è passata da qualche minuto e non capiamo a cosa sia dovuto questo baccano: una festa cittadina, un matrimonio, un addio al celibato o semplicemente qualche ubriacone risorto nella vallata.



Il padrone del bar, tifoso della Roma, simpatizzante per il Milan a causa delle leggi del mercato, ci dice: “Nce fate caso, questi so li juventini!”.

“I juventini?” chiediamo. L’aveva detto come se fossero una specie animale in via d’estinzione, che in quel giorno e a quell’ora della notte si rimpadronivano delle strade per dimostrare che esistevano ancora. “Si li juventini, stanno a festeggià lo scudetto!”.

Non crediamo al tifoso impostore fino a che non vediamo sfilare sotto i nostri occhi una decina di macchine sonanti con bandieroni della Juve, accompagnate dai canti dei passeggeri “I campioni dell’Italia siamo noi”. Forse passata la mezzanotte e essendo tecnicamente già 2 Giugno la combriccola di juventini-genazzanesi faceva la propria “sobria parata”, o forse quei tifosi festeggiavano il fatto che Buffon non avesse preso reti nell’amichevole contro la Russia e i 3 gol erano stati segnati tutti ai danni di De Santis e questo li rendeva automaticamente campioni morali della Coppa Italia, grazie a un decreto emanato da pochi minuti dalla Figc.

Niente di tutto questo, i genazzanesi festeggiavano proprio la vittoria dello Scudetto, avvenuto il 6 maggio sul campo e festeggiato il 13 maggio a Torino.

In un calcio senza memoria, in cui i campioni di oggi sono costretti a scendere in campo il giorno successivo per la difesa di un altro trofeo, in cui non c’è attimo per i festeggiamenti che già bisogna salire su un aereo e scappare dal campo, in cui i detentori, appena vinta una competizione, già devono pensare a difenderla, i genazzanesi si riappropriano del loro tempo perduto e in barba al calcioscommesse, alle inutili notizie di calciomercato, alla sconfitta della Coppa Italia e all’amichevole di una deludente Italia festeggiano il loro personale scudetto, un mese dopo.

Per noi cittadini della metropoli, drogati di calcio moderno e di notizie inutili di calciomercato in momenti morti della stagione, se mai l’Italia dovesse vincere l’europeo, o una delle nostre squadre di club trionfare in qualsiasi competizione e vorremmo festeggiare a oltranza, senza osservare galatei Fifa, sappiamo già dove andare a fare caroselli. Un buon piatto di spaghetti alla “Coa de sorica”, due chiacchere con gli amici e una strombazzata per le vie di Genazzano. Anche se fosse due mesi dopo un’ importante vittoria. Il calcio in provincia si prende i suoi tempi.

giovedì 10 maggio 2012

Movimento 3 stelle.


Quando una vecchia signora riconquista i riflettori dopo anni di buio sofferente, i discorsi, le parole e le argomentazioni sono appunto da vecchia signora, da garante dell’ancien régime, da padrona indiscussa e nostalgica di un tempo passato.

La Juve è tornata al centro del mondo calcistico italico dopo anni di penitenza, ricostruzioni fallite, progetti marci e annate decisamente amare.

Ha vinto lo Scudetto senza mai perdere in Campionato e mostrando un calcio dinamico, moderno, rapido e un ottimo gioco di squadra, con un allenatore giovane, di casa, alla sua prima esperienza importante. Alla faccia di tutti i progetti decantati in Italia, ma che sempre, affannosamente, cercano conforto in santoni stranieri; quando in realtà la soluzione  si potrebbe trovare tranquillamente nel giardino di casa.
Conte ha saputo riportare la Juve al centro dell’attenzione e già solo questo sarebbe bastato dopo anni in cui i bianconeri erano considerati alla stregua di una qualsiasi provinciale italiana.

Anche se non avesse vinto lo Scudetto, il progetto Conte sarebbe stato allo stesso modo un progetto vincente, quando è la mentalità che fa la differenza e bisogna solo farsi trovare pronti all’occasione giusta.

Sfruttare le contingenze ( no competizioni europee uguale più riposo), gli errori degli altri, sul campo e nel mercato ( affare Pirlo) e delineare una mentalità che intimorisca l’avversario ( allo Juventus Stadium non si passa) sono gli giusti ingredienti, che aggiunti ad un’ottima rosa, possono fare la differenza in un’annata.

L’unico grande difetto di questa avventura è il fatto di essere italiana, geneticamente instabile. In qualsiasi altra regione calcistica europea si sarebbe lodato il grande lavoro di questo gruppo, analizzando meriti e fortune e sarebbe stata elogiata la fame di riscatto e di rinascita.

Qui da noi, queste riflessioni passano in secondo piano e lasciano spazio alla polemica sulle tre stelle.  L’umiltà non è figlia delle nostre terre e riconoscere di essersi lasciati alle spalle una cattiva conduzione societaria e aver cominciato un nuovo ciclo, pronti a lottare per gli stessi obiettivi del passato, ma con una nuova politica trasparente, è una cosa impensabile, non solo in casa Juve, ma per qualsiasi club italiano dai Dilettanti alla Serie A. Da noi, tutti sono perseguitati, tutti sono vittime di complotti, anche gli stessi complottisti.

Non è colpa degli Agnelli, se la Juve vuole la terza stelletta sulla maglia. Le cause sono tutte da cercare nel dna di noi italiani, tutti quanti immuni dalla giustizia che pretendiamo per gli altri.

Al posto degli juventini, tutti si sarebbero comportati alla stessa maniera. Come si può domandare da un lato trasparenza, giustizia e legalità nella vita politica nazionale se poi nel calcio questi discorsi non valgono più?
Mi si obbietterà che stiamo parlando di un gioco e, che in questi casi, l’istinto e le emozioni contano più che la razionalità. Ma veramente il calcio nel 2012 può essere considerato solamente un gioco? Con tutti gli interessi, gli sponsor e il baraccone mediatico che vive per il pallone? Oggi più che mai, un gol annullato, un fuorigioco o un’espulsione valgono da soli, milioni di euro e come minimo il rispetto delle regole basilari viene richiesto a tutti quelli che decidono di far parte di questo mondo: allenatori, società, arbitri, giornalisti etc…

Vista da altri lidi, la polemica del trentesimo scudetto è un’offesa per gli amanti del calcio, che credono ancora, nel grande fascino di questo sport e nella sua potenza educativa.

Inoltre perseverando nell’errore si è spesso ristretto questo importante dibattito alle sole Inter e Juve. Vecchi veleni e vecchie diatribe riemerse in occasione della vittoria dello Scudetto juventino.

Sandro Veronesi, scriveva giorni fa su La Repubblica, che la Juve avrebbe conteggiato 28 scudetti se solo l’Inter si fosse privata dello scudetto, assegnatoli a tavolino nel 2005-2006. Quando in realtà nelle argomentazioni di tutti gli osservatori calcistici manca un punto fondamentale: l’offesa ai principi dello sport, il danno alle altre società partecipanti al torneo, la mancanza di rispetto verso i propri tifosi.
Gli amanti di questo sport chiedono solo chiarezza, rispetto per una passione e poche chiacchere. Juve o Inter, il problema è sapere cosa è successo in quegli anni, chi sono stati i colpevoli e come si può prevenire un ritorno a quei meccanismi.

I virtuali assegnatari di quegli scudetti, dovrebbero essere le società retrocesse sul campo, le squadre pulite penalizzate dagli accordi tra dirigenti e arbitri e soprattutto tutti i tifosi presi in giro.

Inter campione o nessun campione, la vittima di quegli anni è stata lo sport e il fatto che si sia speculato sopra una passione di milioni di tifosi è un problema che rimarrà sempre.

Al calcio manca ancora questo, un pizzico di maturità per capire ed iniziare ad apprezzare le vittorie reali. Ma qui siamo ancora ad acclamare Scudetti comprati, presidenti e dirigenti corrotti ( Tanzi, Cragnotti, Moggi), che snaturano la bellezza di questo sport.

In Italia il tifoso prende a cuore le politiche societarie, spesso senza coscienza critica. Le dirigenze in Italia sono odiate solo quando le squadre sono sull'orlo del baratro, in annate fallimentari o quando i presidenti mettono il bastone tra le ruote delle tifoserie organizzate. I tifosi juventini parlano in prima persona quando dicono:" per la giustizia solo noi siamo i ladri". Così facendo commettono un grave errore. Si può criticare una gestione, anche vincente, e condannarla verbalmente perché ha macchiato una storia centenaria di successi e trionfi. Ma gli juventini ( così come molti altri) preferiscono mettersi dalla parte di una dirigenza corrotta e condannata, purché sia vincente. Così facendo si rendono complici del degrado calcistico nostrano, non meritandosi nessun elogio.

Impadronirsi della terza stelletta, a questo punto, sarebbe non riconoscere delle regole di convivenza comune, anche se considerate sbagliate dai juventini. I festeggiamenti poco contano se si è l'unici invitati alla festa. L’unica via da percorrere è chiedere ulteriori accertamenti  e continuare a lavorare sul nuovo progetto. 

Comportandosi diversamente si darebbe vita a una surreale interpretazione delle regole. Il Milan non potrebbe riconoscere lo Scudetto attuale e così si potrebbe andare a ritroso per anni, perché non si potrebbero considerare valide le scelte di assegnare anno per anno gli Scudetti a chi di dovere. I club, altresì, potrebbero non riconoscere l’autorità Juventina di giocare la Serie A, se a loro avviso la punizione della retrocessione in B non fosse stata adeguata.

Gli Scudetti è vero, si vincono sul campo, ma il Calcio ormai ha superato i confini degli stadi e si gioca anche nei Palazzi, nelle televisioni e sui giornali. La scelta della giustizia sportiva deve essere accettata al pari di un fischio arbitrale per un fuorigioco inesistente o per un gol fantasma.

Quello che tutti i tifosi di calcio vogliono è una nuova Juve, da lodare per le conquiste sul campo e per lo stile. Discussioni e movimento per le tre stelle non giovano ai bianconeri e al calcio tutto. O almeno, che siano discussioni costruttivi, che aprano un dibattito ampio e serio nel mondo del calcio.

La Juve, in conclusione, non conteggiando i due scudetti recriminati ne guadagnerebbe in immagine e rispettabilità, che nel calcio malato di oggi non sono virtù da poco, a volte più preziose di un trofeo.